Alessio di Cagliari: “Lavoro da pizzaiolo, tante telefonate ma nessun contratto sicuro: basta schiavismo”

Una nuova storia di giovani che cercano un’occupazione, ma il contratto resta un miraggio. Alessio Pinna, 35 anni: “Annuncio messo, mi hanno chiamato a tutte le ore anche per offrirmi mansioni che non so svolgere, come il cameriere. Nessuno mi ha mai parlato di un contratto, uno mi ha offerto 1600 euro al mese ma avrei dovuto restituirgliene 400: non è vero che è meglio il reddito di cittadinanza, è che non voglio essere sfruttato”

Il mestiere? L’ha appreso facendo “tante stagioni”, sin da quando era giovanissimo, Alessio Pinna, 35enne cagliaritano. Pizzaiolo e infornatore, per l’esattezza, a Cagliari. Ma il contratto sicuro? È sempre stato un miraggio. Il suo è l’ennesimo caso di un giovane che, quando sente dire che “nessuno ha voglia di lavorare perchè è meglio il reddito di cittadinanza”, si mette le mani nei capelli: “Ho dovuto eliminare l’annuncio da un sito, cercavo lavoro come aiuto pizzaiolo o infornatore, dopo aver ricevuto chiamate a qualsiasi ora della notte e del giorno”. Dall’altro capo del telefono, proposte non consone: “C’è chi voleva che facessi il cameriere, o addirittura il bagnino, tutte mansioni che non so svolgere”. Ma, soprattutto, “nessuno mi ha hai mai parlato di un contratto. Addirittura, durante uno dei tanti colloqui, un imprenditore sardo mi ha offerto un contratto full time da 1600 euro al mese ma, a bonifico ricevuto, avrei dovuto prelevarne 400 euro dal totale e restituirglieli, in nero, perchè lui non voleva pagare tutti quei soldi”, spiega Pinna. Una proposta da lui giudicata “inaccettabile, ho rifiutato. Ora sto lavorando, sì, ma in nero. Non ho alternative, alla mia età devo poter contare solo sulle mie forze”. Senza nessuna garanzia, purtroppo.
“Ho fatto tante stagioni, ho sempre lavorato. Quando sento dire che non abbiamo voglia di lavorare perchè tanto c’è il reddito di cittadinanza mi imbestialisco, il fatto è che nessuno vuole essere sfruttato. Un mese fa ho fatto un extra in un locale di Cagliari”, prosegue il 35enne, “ho lavorato dalle 18 a mezzanotte, facendo preparazioni. Il giorno dopo lo stesso, dalle 10:30 alle quindici. Il titolare del locale mi ha detto che mi avrebbe ricontattato dopo un paio di giorni, anticipandomi che avevo lavorato bene”. La telefonata è arrivata: “Ma solo per confermarmi che non volevano assumermi e nemmeno pagare. Dopo che ho minacciato che avrei scritto tutto sui social, mi hanno dato cento euro”.