Dal nostro lettore di Quartu Sant’Elena Giuseppe Cogoni riceviamo:
“Spettabile Redazione,
vi scrivo per porre all’attenzione della vostra testata una situazione di forte disagio che, anno dopo anno, si rinnova puntualmente in occasione della manifestazione “Sciampitta”. Come residente di Piazza Mercato, mi trovo – insieme a tanti altri concittadini – a vivere per dieci giorni in una condizione di vera e propria “ostaggio” del proprio quartiere.
L’attuale amministrazione comunale sembra ricordarsi dell’esistenza di questa piazza esclusivamente per lo svolgimento di tale evento, trasformando radicalmente la nostra routine quotidiana senza tuttavia portare alcun beneficio reale né al quartiere né all’indotto dei negozi del centro storico.
Il punto non è la festa in sé, ma l’approssimazione e la totale mancanza di rispetto con cui viene gestita. Per dieci giorni, l’area viene paralizzata: cartelli di divieto di sosta occupano il perimetro della piazza e, nonostante i numerosi sforzi di noi residenti nel rispettare le regole, ci troviamo puntualmente costretti a parcheggiare a chilometri di distanza dalle nostre abitazioni, sotto il caldo torrido, dopo giornate di lavoro.
Aggiungiamo a questo il problema del rumore incessante fino a notte fonda, che stride fortemente con le esigenze di una città che nel 2026 richiede anche silenzio per chi lavora – spesso da casa – e che conta la presenza di famiglie con bambini piccoli. Ritrovarsi le strade bloccate dalle transenne, senza sapere come e dove poter parcheggiare la propria auto al rientro, è una frustrazione che non può essere liquidata come “parte del folklore”.
È possibile che, nel 2026, una città non riesca a trovare una collocazione più idonea per un evento che, per dinamiche e impatto, appare ancorato a logiche di trent’anni fa? O, in alternativa, è davvero impossibile spalmare la manifestazione sul weekend (venerdì, sabato e domenica) per ridurre il carico di disagio che oggi ci viene imposto per dieci giorni consecutivi?
Con questa lettera, spero di sensibilizzare l’opinione pubblica e, auspicabilmente, stimolare un dibattito costruttivo sulla gestione degli eventi cittadini. Chiediamo rispetto: il diritto di vivere la propria casa 365 giorni l’anno non può essere sacrificato per due settimane di eventi organizzati senza la minima considerazione per chi, quella piazza, la abita ogni giorno”.
Cordiali saluti,
Giuseppe Cogoni













