Sbarchi dei migranti senza sosta e in spiaggia rimane un cimitero di barchini: tra Teulada e Porto Pino decine di imbarcazioni incastrate tra la sabbia e il mare, alcune tra le dune, relitti che raccontano i viaggi di uomini e donne in cerca di un futuro migliore.
Sono tante e quasi ogni giorno se ne aggiungono altre, testimoniando che la tratta dal Nord Africa alla Sardegna è una tra le più trafficate dai migranti: la maggior parte di loro vengono presi in carico dalle forze dell’ordine, altri invece si disperdono, diventano invisibili come i loro viaggi dei quali rimangono solo i trabiccoli con i quali sono giunti nella terra dei sogni.
Uno scenario che si presenta ogni giorno a chi frequenta quel lembo di spiaggia, amato e ricercato per l’acqua cristallina e la sabbia candida e fine, che stona con la natura, ma anche con la società che non sa offrire un’accozzaglia dignitosa a chi lascia il suo paese in cerca di fortuna.
Le immagini dei barchini sono state immortalate da un cittadino intento a passeggiare lungo il litorale, un pugno nell’occhio che fa male anche alle tasche dei cittadini. Smaltire i relitti, infatti, costa decine di migliaia di euro ai contribuenti e le procedure non sono semplici e tanto meno veloci: le carcasse allora rimangono lì, anche per molto tempo, in balia delle onde e della salsedine che deteriorano i materiali sino a sgretolarli, lasciando chiodi nascosti sotto la sabbia, pezzi di legno appuntiti e quant’altro, costituendo così un pericolo per bagnanti e avventori. La situazione è questa e anche i barchini usati sono una testimonianza dei lunghi e pericolosi viaggi dei migranti, che dopo l’attraversata organizzata dai trafficanti di esseri umani devono fare i conti con una realtà lunga e difficile, ben diversa, forse, da quella propinata, che per molti di loro diventa come il logorio delle aspettative, che si consuma e si sbriciola proprio come le barchette usate nell’ultimo tragitto dei viaggi della speranza.










