Una struggente, emozionante, dolorosa e dolcissima dedica. Francesco Corongiu, il papà di Filippo, il 18enne morto poco più di un mese fa insieme al coetaneo e amico per la pelle Gabriele Galici, posta sui social i suoi
pensieri dopo la messa di trigesimo per i due ragazzi. Filippo e Gabriele si schiantarono con il loro scooter contro un palo sul lungomare Poetto di Quartu all’alba del 4 settembre dopo aver trascorso la serata in un locale a ballare e divertirsi.
Ecco le toccanti parole di Francesco.
“Grazie a tutti per il vostro affetto e per la vostra vicinanza. Un grazie e un abbraccio particolare a Don Massimo.
Un piccolo ricordo del nostro amore:
Caro Filippo,
oggi è San Francesco, il giorno del Santo che porta il nome di papà.
E proprio oggi è passato un mese da quando te ne sei andato.
Un mese.
Vorrei poter dire che il dolore si è attenuato, che lentamente abbiamo ricominciato a stare meglio. Ma non è così.
La tua assenza, invece di diventare più lieve, sembra farsi ogni giorno più grande. Ci mancano la tua voce, il tuo sorriso, il rumore dei tuoi passi, la certezza di saperti nella stanza accanto. Ci manca aspettarti, sentirti rientrare, poterti chiamare.
A volte mi sembra ancora di vederti arrivare. Poi la realtà torna improvvisa e crudele, e mi ricorda che non tornerai.
Non riesco a trovare una spiegazione a tutto questo. Allora provo a pensare che tu sia stato chiamato troppo presto per diventare un angelo: un angelo capace, da lassù, di continuare a proteggerci, a guidarci e a starci vicino.
Proteggi i tuoi compagni, i tuoi insegnanti, i tuoi amici e tutte le persone che hanno condiviso con te un tratto di strada.
Resta accanto soprattutto a chi oggi si sente smarrito e non riesce più a trovare la propria direzione. Donagli la forza di tornare a sorridere, di vivere e di inseguire i propri sogni.
Proteggi le tue nonne, i tuoi genitori, le tue zie, i tuoi zii, i tuoi cugini, le tue cugine e tutti coloro che ti hanno voluto bene.
E poi, Filippo, guarda Gabriele, il tuo carissimo amico che quel giorno è partito insieme a te.
Pensare a voi due insieme fa ancora immensamente male. Ma mi piace immaginarvi vicini, come lo eravate qui, forse ora in un luogo di pace, senza paura e senza dolore.
A Gabriele vogliamo dire che non lo dimenticheremo mai.
E tu, Filippo, stai vicino a lui anche per noi. Proteggi la sua mamma, Maria Grazia, e il suo papà, Emanuele.
Sai quanto abbiamo bisogno di te.
Mamma porta dentro un dolore che nessuna parola può raccontare. Papà prova a essere forte, ma anche la forza, a volte, si spezza.
Penso spesso a quando mi vedevi triste e io cercavo di far finta di niente.
Ti avvicinavi e mi chiedevi:
«Pa’, come stai?»
E io ti rispondevo:
«Fili, tutto ok. Non preoccuparti.»
Ma tu capivi.
Capivi il mio dolore, la mia paura di farti preoccupare, il timore di lasciarti solo a crescere in un mondo sempre più difficile.
Avevi un dono speciale: sapevi leggere nel cuore delle persone. Riuscivi a comprendere ciò che provavano anche quando non riuscivano a dirlo.
E allora mi sorridevi e mi dicevi:
«Andrà tutto bene. Tu sei il mio supereroe!»
Poi mi abbracciavi e andavi via.
Oggi quelle parole mi mancano più di ogni altra cosa.
Perché ci sono momenti in cui anche il supereroe perde la sua forza.
Aiutaci allora.
Quando il dolore sarà troppo grande, facci sentire che sei ancora vicino a noi. Fa’ che la tua presenza possa raggiungerci nei silenzi, nei ricordi e nelle piccole cose che parlano di te.
Io continuerò a pronunciare il tuo nome, a parlarti e a raccontare chi eri, quanto amore hai lasciato e quanto sei importante per tutti noi.
Ti cercherò nel mare, nel vento, nella luce del cielo e in ogni istante in cui il cuore riconoscerà qualcosa di te.
Perché un figlio non smette di essere figlio quando muore.
E un padre non smette mai di essere papà.
Tu sarai per sempre nostro figlio, il nostro Filippo. Il nostro bambino. Il mio cucciolo, come ti chiamavo sempre.
E Gabriele sarà per sempre il tuo amico, un ragazzo che continuerà a vivere insieme a te nei nostri ricordi e nel nostro amore.
Caro Filippo,
oggi è San Francesco, il giorno del Santo che porta il nome di papà.
E proprio oggi è passato un mese da quando te ne sei andato.
Un mese.
Vorrei poter dire che il dolore si è attenuato, che lentamente abbiamo ricominciato a stare meglio. Ma non è così.
La tua assenza, invece di diventare più lieve, sembra farsi ogni giorno più grande. Ci mancano la tua voce, il tuo sorriso, il rumore dei tuoi passi, la certezza di saperti nella stanza accanto. Ci manca aspettarti, sentirti rientrare, poterti chiamare.
A volte mi sembra ancora di vederti arrivare. Poi la realtà torna improvvisa e crudele, e mi ricorda che non tornerai.
Non riesco a trovare una spiegazione a tutto questo. Allora provo a pensare che tu sia stato chiamato troppo presto per diventare un angelo: un angelo capace, da lassù, di continuare a proteggerci, a guidarci e a starci vicino.
Proteggi i tuoi compagni, i tuoi insegnanti, i tuoi amici e tutte le persone che hanno condiviso con te un tratto di strada.
Resta accanto soprattutto a chi oggi si sente smarrito e non riesce più a trovare la propria direzione. Donagli la forza di tornare a sorridere, di vivere e di inseguire i propri sogni.
Proteggi le tue nonne, i tuoi genitori, le tue zie, i tuoi zii, i tuoi cugini, le tue cugine e tutti coloro che ti hanno voluto bene.
E poi, Filippo, guarda Gabriele, il tuo carissimo amico che quel giorno è partito insieme a te.
Pensare a voi due insieme fa ancora immensamente male. Ma mi piace immaginarvi vicini, come lo eravate qui, forse ora in un luogo di pace, senza paura e senza dolore.
A Gabriele vogliamo dire che non lo dimenticheremo mai.
E tu, Filippo, stai vicino a lui anche per noi. Proteggi la sua mamma, Maria Grazia, e il suo papà, Emanuele.
Sai quanto abbiamo bisogno di te.
Mamma porta dentro un dolore che nessuna parola può raccontare. Papà prova a essere forte, ma anche la forza, a volte, si spezza.
Penso spesso a quando mi vedevi triste e io cercavo di far finta di niente.
Ti avvicinavi e mi chiedevi:
«Pa’, come stai?»
E io ti rispondevo:
«Fili, tutto ok. Non preoccuparti.»
Ma tu capivi.
Capivi il mio dolore, la mia paura di farti preoccupare, il timore di lasciarti solo a crescere in un mondo sempre più difficile.
Avevi un dono speciale: sapevi leggere nel cuore delle persone. Riuscivi a comprendere ciò che provavano anche quando non riuscivano a dirlo.
E allora mi sorridevi e mi dicevi:
«Andrà tutto bene. Tu sei il mio supereroe!»
Poi mi abbracciavi e andavi via.
Oggi quelle parole mi mancano più di ogni altra cosa.
Perché ci sono momenti in cui anche il supereroe perde la sua forza.
Aiutaci allora.
Quando il dolore sarà troppo grande, facci sentire che sei ancora vicino a noi. Fa’ che la tua presenza possa raggiungerci nei silenzi, nei ricordi e nelle piccole cose che parlano di te.
Io continuerò a pronunciare il tuo nome, a parlarti e a raccontare chi eri, quanto amore hai lasciato e quanto sei importante per tutti noi.
Ti cercherò nel mare, nel vento, nella luce del cielo e in ogni istante in cui il cuore riconoscerà qualcosa di te.
Perché un figlio non smette di essere figlio quando muore.
E un padre non smette mai di essere papà.
Tu sarai per sempre nostro figlio, il nostro Filippo. Il nostro bambino. Il mio cucciolo, come ti chiamavo sempre.
E Gabriele sarà per sempre il tuo amico, un ragazzo che continuerà a vivere insieme a te nei nostri ricordi e nel nostro amore.











