Quartu, i 383mila euro dell’emergenza Covid da rendere alla Regione? “Non c’è stato bisogno di spenderli”

Il paragone “noir” del sindaco Graziano Milia: “È come se avessimo avuto dalla Regione diecimila euro per finanziare i funerali per famiglie bisognose ma poi non è morto nessuno. Evidentemente la comunicazione tra uffici e vicesindaco non è stata corretta”

Un “banale fraintendimento, una difficoltà di comunicazione tra gli uffici”. Bolla così, in premessa, il sindaco Graziano Milia, il caso e le polemiche che sono scoppiate in seguito all’annuncio fatto in Aula, dal vicesindaco Tore Sanna, sui “383mila euro dell’emergenza Covid da restituire alla Regione. Una scelta fastidiosa e dolorosa”, così ha dichiarato il numero due del Comune durante la discussione della variazione di bilancio poi approvata dalla maggioranza. L’opposizione ha invocato addirittura “una commissione d’inchiesta su tutta la gestione dell’emergenza Covid da parte dell’amministrazione comunale”, e sui social tanti cittadini, dopo aver letto l’articolo di Casteddu Online, sono rimasti sdegnati. Ma ora arriva la precisazione e la spiegazione del sindaco Graziano Milia: “Non sono soldi che restituiamo, la Regione aveva stanziato risorse per il 2020 a sostegno delle famiglie, a tutti i Comuni, senza una quantificazione esatta. Dovevano essere spesi con criteri precisi. Ciò che non è stato utilizzato ritorna in Regione”. Una restituzione avvenuta anche in altre città: “Cagliari rende 2,2 milioni, Sinnai 640mila euro ma non c’è un’incapacità di spendere”.
E il sindaco quartese fa un paragone che lui stesso definisce “noir”: “È come se avessimo avuto dalla Regione diecimila euro per finanziare i funerali per famiglie bisognose ma poi non è morto nessuno. Evidentemente la comunicazione tra uffici e vicesindaco non è stata corretta. Chi, tra i cittadini, aveva i criteri per ricevere i soldi li ha ricevuti, chi non ne aveva diritto no. La quantificazione non è stata fatta su dati reali, cioè su quanti fossero i bisognosi, ma sul numero degli abitanti. Purtroppo non potevamo rimodularli”, ammette Milia. Che spera, ora, in una sinergia totale con gli altri sindaci e con l’Anci: “La speranza è che le risorse vengano redistribuite alle autonomie locali per finalità sociali”.


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