La leggenda del gabbiano Jona, ladro di mutande.La leggenda narra che al Poetto, ogni luglio, quando il sole cuoce la sabbia, il mare diventa uno specchio d’argento e i fenicotteri osservano tutto con aria di superiorità, esista un essere alato che ha ormai superato lo status di semplice gabbiano. È una leggenda. Un mito. Un incubo per i bagnanti. Lo chiamano Jona, come il suo omonimo Jonathan Livingston. Qualcuno sostiene che sia davvero il famoso gabbiano che, dopo aver imparato a volare meglio di tutti, si sia annoiato mortalmente. Volare era diventato troppo facile, così aveva deciso di dedicarsi a una disciplina infinitamente più raffinata: il furto professionale di mutande. Perché rubare patatine è roba da pivelli, sottrarre panini è ordinaria amministrazione. Ma impadronirsi di un paio di mutande tenute in mano da qualcuno immerso in mare richiede talento, sangue freddo, precisione balistica e una certa inclinazione alla presa per i fondelli. Jona possedeva tutto questo. Era il Diabolik dei gabbiani. Il Lupin III con le ali. Il fantasma piumato del Poetto. Gli anziani raccontavano che fosse capace di riconoscere un elastico di qualità da cento metri di quota e che avesse collezionato così tanti trofei da poter aprire un museo della biancheria balneare. Fu in un assolato pomeriggio di luglio che la leggenda aggiunse il suo capitolo più memorabile. In mare c’era una coppia. Lui, talmente magro che, se si fosse girato di profilo, avrebbe rischiato di sparire dietro il manico di un retino. Lei, dalle forme generose, galleggiava con la tranquilla imponenza di una nave da crociera in rada. Erano immersi di spalle alla spiaggia. Ed ecco l’enigma che ancora oggi tormenta storici, antropologi e bagnanti. Per quale insondabile motivo quella donna stava sventolando un paio di mutande? Per verificare la direzione del maestrale? Per comunicare con una nave all’orizzonte? Per inaugurare una nuova disciplina olimpica? Per celebrare una prestazione acquatica amorosa , degna di un Oscar? Non è dato sapere. Le ipotesi sono centinaia. Le certezze, nessuna. Una soltanto. Jona aveva visto tutto. Da lassù i suoi occhi si illuminarono come quelli di un cercatore d’oro davanti a una pepita. Chiuse le ali. Puntò il bersaglio. Calcolò vento, umidità, rifrazione della luce, rotazione terrestre e forse anche l’oroscopo. Poi si lanciò. Una picchiata tanto perfetta da far sembrare gli aerei acrobatici dei dilettanti. Sfiorò l’acqua, passò tra i bagnanti e…. con un colpo di becco da autentico fuoriclasse, strappò le mutande dalle mani della donna senza rallentare di un solo centimetro. Il colpo del secolo. In spiaggia il tempo sembrò fermarsi. Decine di teste seguirono il gabbiano. Perfino le onde sembrarono rallentare per assistere allo spettacolo. Jona si allontanava nel cielo con il bottino che sventolava come la bandiera di una gloriosa conquista. In acqua, invece, iniziò la fase più complicata dell’intera vicenda. La donna non poteva certo raggiungere la spiaggia, mostrando le sue ( abbondanti) nudita’!!! L’uomo, in un impeto di cavalleria balneare, mise a disposizione i propri boxer. Un gesto nobile. Generoso. E completamente privo di qualunque valutazione matematica. Quei boxer erano progettati per contenere un uomo sottile come uno spaghetto. Si trovarono invece davanti a una “mission impossible” che avrebbe richiesto un miracolo che profumava di mare, salsedine ed imbarazzo allo stato puro. L’elastico iniziò ad allungarsi con la dignità di un funambolo senza rete. Le cuciture emisero il silenzioso lamento di chi sa che il proprio destino è segnato. Il tessuto si tese fino a sfidare le leggi della fisica.
Per alcuni interminabili minuti sembrò che tutta la spiaggia trattenesse il fiato. Alla fine, contro ogni previsione, i boxer resistettero. Non coprivano molto. Ma abbastanza da evitare che la cronaca del giorno finisse direttamente nella storia del” buon costume”… in tutti i sensi. La risalita verso la riva fu degna di una marcia trionfale. Lui camminava in mutande con l’eleganza di uno stecchino in vacanza e con l’ aria di chi avrebbe preferito attraversare l’ autostrada bendato. Lei avanzava con quei boxer maschili ormai trasformati in una coraggiosa dichiarazione di intenti, quasi un prodigioso miracolo dell’ industria tessile. Ogni passo attirava nuovi spettatori. Gli ombrelloni si voltavano. Le sedie sembravano girarsi da sole. Persino chi stava leggendo chiuse il libro, perché nessun romanzo avrebbe potuto competere con ciò che stava accadendo davanti ai suoi occhi. Per qualche secondo nessuno parlò. Poi esplose una risata così fragorosa che perfino i fenicotteri della vicina laguna sembrarono alzare la testa per capire cosa fosse successo. La coppia si allontanò tra sorrisi, occhi increduli e risate incontenibili dei bagnanti, ormai consapevole di essere entrata, suo malgrado, nella mitologia estiva del Poetto. E ancora oggi, quando un gabbiano compie una strana picchiata sulla spiaggia, i cagliaritani non guardano il cielo con paura. Controllano istintivamente… le mutande. Perché le leggende, al Poetto, non muoiono mai. Cambiano solo bersaglio. ( I fatti fedelmente riportati dalla sottoscritta, testimone oculare, corrispondono alla realtà…e nessun gabbiano ladro di mutande è st (foto Ai)












