“Bar a Cagliari chiuso alle 18, troppe spese e zero incassi: spero di salvare i miei dipendenti”

È molto abbattuto Massimo Molinari, barista di piazza Garibaldi: “Non ha senso farci fermare alle 18, vuol dire avere solo costi. Ho paura e tristezza, non so se il 25 novembre ci sarò”


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“Non ne vale la pena, la sera si lavora con gli aperitivi. I costi sono troppo alti”. Massimo Molinari, barista di piazza Garibaldi a Cagliari, ha già messo tutti i tavolini uno affianco all’altro alle 17:50. Guarda il cielo e la pioggia che inizia a cadere, proprio nel primo giorno con il nuovo Dpcm del Governo Conte realtà. Dalle diciotto in poi i baristi possono lavorare solo con l’asporto o, per chi se lo può permettere, col servizio a domicilio. Due modalità di vendita non contemplate dal barista, che decide di abbassare le serrande. “Il Dpcm va cambiato, se continuiamo così arriveremo a chiudere molto prima. Chissà il 25 novembre se riuscirò a risollevare le serrande, soprattutto se nessuno ci darà un aiuto economico. Chiudere alle 18 vuol dire incassare il sessanta per cento in meno. Io ho tre dipendenti”, sospira Molinari, “cercherò di fare il massimo per tenerli ma non so sino a quanto potrò arrivare”.

 

“L’obbligo di stop alle diciotto non ha senso, la gente è già diminuita da ore prima, domenica non aprirò nemmeno, nel pomeriggio”, afferma Molinari. “I costi ci sono, le entrate no. Ho paura e tristezza allo stesso tempo, non so se il 25 novembre ci sarò”.


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