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Home cultura

Sogno e lati oscuri nell’esordio della cagliaritana Silvia Serafi

di Redazione Cagliari Online
7 Gennaio 2018
in cultura

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Sogno e lati oscuri nell’esordio della cagliaritana Silvia Serafi

di Giulio Neri

I dodici racconti di Peccato che sia giorno, opera prima di Silvia Serafi (Cuec Editrice), sono accomunati da una continua tensione al sogno, e dall’inconveniente dell’incubo. Tutti i personaggi sono combattuti fra pulsioni estreme: alcuni si muovono nell’ambito di una patologia già acclarata e condannata dalla società, come Egidio Martelli, lo psicotico di Finché morte non ci separi; altri mirano alto, all’ideale romantico, e mettono in rilievo la natura ambivalente dei sentimenti più profondi (Il paese bianco, con una donna malinconica sempre alla finestra).

Il concetto di normalità si annulla nella presa di coscienza di uno squilibrio ineluttabile, proprio dell’essere umano: l’amore e l’ossessione, la gelosia e l’invidia sono differenti manifestazioni di una stessa dipendenza. A originarla, spesso, è una madre dispotica (L’ospite), o una violenza che non si può dimenticare. L’elemento diagnostico dei racconti agisce però sottotraccia, affidato a una narrazione allegorica, con situazioni paradossali e luoghi fantastici: in Psyco, Antonio Cipriolo va a costituirsi dopo aver ucciso un’amante occasionale, ma scopre d’essere morto due giorni prima; in Pensione Paradiso, l’albergo è una sorta di paradigma dei vizi capitali, e gli ospiti si identificano con la loro schiavitù: lussuria, avidità, gola. Liberi, in teoria, di andarsene in qualsiasi momento, non riescono a farlo perché l’edificio risulta avvolto da una nebbia perenne; e all’interno, fra stanze illuminate da ceri, il “paradiso” in cui ogni desiderio viene appagato è un inferno che la suadente maitresse Morgana gestisce con maligna sensualità.

Con prosa lineare, Silvia Serafi punta alla resa di atmosfere magiche, fatali, e articola storie complesse, a più voci, in cui vittima e carnefice sembrano potersi scambiare ruolo (L’autostoppista). Il destino aleggia, a tratti percepito o intravisto, come la fanciulla che simboleggia la Morte in Il pianista che corre. Il disastro è lì, a un passo, nascosto in una figura allettante che si sfiora durante la corsa: la vera fortuna è quella di chi non sa nemmeno quanto è stato vicino a perdere tutto.

Pubblicato da Cuec editrice, Peccato che sia giorno è stato presentato in novembre al Festival Letterario di San Bartolomeo. Giovedì 11 gennaio, presso la Fondazione di ricerca “Giuseppe Siotto”, in Via dei Genovesi 114, si terrà un incontro con l’autrice e gli interventi di Fabio Marcello e Sergio Anrò.

Tags: giulio nerilati oscurisilvia serafisogno
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