Maxi tavolate vietate, 4 persone anche in zona bianca: a Cagliari ristoratori disperati per i metri cubi d’aria

Eccola, la doppia legnata per i ristoratori. Dal ministero della Salute precisano che, a tavola, si può stare massimo in 4: altro che maxi tavolate e “cricche”. E nel capoluogo sardo regnano paura e rabbia per l’ordinanza di Solinas: “L’aria si misura col metro? No, e allora che dobbiamo fare per evitare guai e lavorare tranquilli?”. GUARDATE le VIDEO INTERVISTE

La resurrezione, meglio, la liberazione dei ristoranti? Azzoppata, e per quanto riguarda Cagliari e la Sardegna la legnata è doppia. La prima arriva da Roma, dove il ministero della Salute precisa: anche in zona bianca resta il limite delle quattro persone, a meno che non siano conviventi, allo stesso tavolo. Niente maxi tavolate e “cricche” di amici, quindi. E nell’Isola, l’ordinanza di Christian Solinas che impone 20 metri cubi d’aria per ogni cliente all’interno dei locali food sino al prossimo quindici giugno fa arrabbiare e preoccupare i ristoratori. Che devono anche fare i conti con, forse, una disaffezione, almeno in parte, della clientela: primo martedì di zona bianca, tra la Marina e Stampace ci sono tavoli occupati, ma nessun pienone. Sergio Cannas, titolare di uno storico ristorante in via Sardegna, guarda dentro il suo locale: ci sono due clienti, tutti gli altri tavoli vuoti. Inclusi quelli esterni: “Venti metri cubi d’aria? E cosa devo mettere per misurare? Ma non basta avere la distanza tra una persona e l’altra? Tanto, se continuiamo così… Non c’è nessuno, domani ci sarà un po’ di gente, ma…”, sospira Cannas. “Da 74 a 40 tavoli, per il distanziamento. Dovrò chiamare un geometra, lo pagherò così guadagnerò di più”, dice, ironicamente, Cannas. “Venti metri cubi? Non li conosco, io ho già tolto i tavoli, più di quello non posso fare. Devo chiamare un carro attrezzi per buttarli? Gli affari calano, meglio stare qui che a casa. Non capisco questa ordinanza, la capirà chi ha fatto ingegneria. Meglio eliminarla, se vengono due persone ma c’è anche la loro figlia devo metterla in un altro tavolo per rispettare i metri cubi? È impossibile”.
Metro in mano e ironia mista a incredulità anche per un’altra ristoratrice, Maria Valentina Puddu, alla guida di un locale nel Corso Vittorio: “La maggior parte dei clienti preferisce sedersi fuori, per la misurazione dei metri cubi ho un metro ma non è preciso. Scherzosamente, mi sono messa a misurarli a braccio. Non è semplice da gestire, come situazione, io ho anche l’aerazione forzata ma non è chiaro se basti”, osserva, “si fa un passo avanti e uno indietro, ogni volta è sempre difficile ripartire. Ci stiamo aiutando a vicenda tra noi ristoratori, non è chiaro per nessuno, ci servono informazioni chiare. Paura dei controlli? Rispetto le normative, tutte. Sui 2 metri cubi d’aria cercherò di lasciare venti posti, sperando che sia il calcolo giusto”. L’assessore regionale al Turismo Gianni Chessa ha chiesto ai ristoratori “un ulteriore piccolo sforzo per sorridere a fine giugno”. Per la Puddu, però, “noi stiamo facendo sforzi da un anno e mezzo. Spero che sia chiarita la modalità di misurazione e che si possano prendere misure chiare per permetterci di lavorare tranquilli”.


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