Trecento pazienti nel panico per una comunicazione che annunciava la chiusura del Centro TAO dell’ospedale Brotzu di Cagliari. Poi la smentita della direzione aziendale, che ha assicurato la continuità del servizio spiegando che le mail sarebbero partite da una persona non autorizzata. Adesso, però, la domanda è un’altra: chi ha inviato quei messaggi e come è stato possibile farlo utilizzando i canali istituzionali dell’ospedale? Una vicenda ancora tutta da chiarire, che approda in consiglio regionale con un’interrogazione urgente presentata da Alessandro Sorgia, consigliere di Fratelli d’Italia, per arrivare alla verità sulla vicenda sollevata da Casteddu online.
Il caso era emerso dopo le segnalazioni di alcuni pazienti che, ricevendo la comunicazione relativa allo stop del Centro TAO, si erano ritrovati improvvisamente davanti all’incertezza sulla prosecuzione di un’assistenza essenziale. Il servizio di Terapia anticoagulante orale segue persone che, a causa delle proprie condizioni cliniche, hanno bisogno di controlli periodici e di una gestione attenta delle terapie. Per loro, l’ipotesi di una chiusura non rappresentava un semplice cambiamento organizzativo, ma una prospettiva capace di generare paura e preoccupazione.
A intervenire per rassicurare gli utenti è stata la direzione del Brotzu, che ha escluso l’interruzione dell’attività e confermato che i circa 300 pazienti continueranno a essere assistiti. La stessa direzione avrebbe ricondotto l’invio delle comunicazioni a qualcuno che non era autorizzato a farlo. Una spiegazione che, anziché chiudere la vicenda, ha aperto nuovi interrogativi: se le mail non erano state autorizzate, chi ha potuto inviarle? E quali controlli erano attivi sull’utilizzo degli strumenti informatici e dei contatti dei pazienti?
È proprio su questi aspetti che si concentra l’iniziativa di Sorgia, che ha presentato un’interrogazione urgente rivolta alla presidente della Regione e all’assessore regionale della Sanità. Il consigliere chiede di ricostruire l’accaduto, individuare il responsabile materiale dell’invio e chiarire in che modo sia stato possibile utilizzare la casella di posta istituzionale del Centro TAO e raggiungere i pazienti.
L’interrogazione punta anche a fare luce sulle motivazioni della comunicazione. Si è trattato di un errore, di un’iniziativa individuale, di una protesta legata a eventuali problemi organizzativi o di una violazione della sicurezza informatica? Al momento, sulla base degli elementi disponibili, non è possibile stabilire quale sia la spiegazione. Per questo Sorgia chiede che vengano avviati gli accertamenti necessari e che siano chiarite eventuali responsabilità.
Un altro nodo riguarda la tutela dei dati personali e sanitari. L’eventuale accesso non autorizzato alle informazioni dei pazienti e l’utilizzo dei canali ufficiali per diffondere una notizia poi smentita richiedono verifiche puntuali. Il consigliere domanda quindi quali iniziative siano state intraprese o si intendano intraprendere nei confronti dei responsabili, compresa l’eventuale segnalazione alle autorità giudiziarie e al Garante per la protezione dei dati personali.
Infine, c’è la questione della sicurezza futura. Sorgia chiede quali procedure saranno adottate per evitare che una comunicazione non autorizzata possa nuovamente raggiungere gli utenti, provocando allarme e mettendo in discussione la fiducia nei servizi sanitari.
Per i pazienti, intanto, la rassicurazione più importante è arrivata: il Centro TAO del Brotzu non chiude e l’assistenza prosegue. Ma la smentita non cancella quanto accaduto né scioglie i dubbi sull’origine delle mail. Ora servono risposte chiare su chi abbia agito, su come sia stato possibile e sulle misure che l’azienda intende adottare. Perché, quando si parla di salute, la certezza delle cure deve andare di pari passo con l’affidabilità delle comunicazioni e la protezione dei dati.










