“La discoteca non è un asilo, come controllo i clienti nel mio locale di Cagliari?”

Federico Cordeddu, 33 anni, gestisce il Soho in via Newton: “Due metri di distanza? Impossibile, perderò il trenta per cento della clientela e dovrò licenziare personale: regole simili potevano arrivare solo da chi non conosce il mondo della notte”

Distanze da mantenere e da tenere sotto controllo. Il 15 giugno riaprono le discoteche: meglio, possono riaprire. Con le nuove regole definite dalle Regioni, i gestori esprimono più di un dubbio: Federico Cordeddu, 33 anni, è il gestore del Soho Discoclub in via Newton: “Tutte le proposte arrivano da gente che non è del settore che vive la notte, cioè politici e tecnici che guardano solo l’aspetto teorico. I due metri? Impossibile, non siamo all’asilo con una maestra che deve controllare dei bambini, nella mia discoteca ci viene gente grande e vaccinata che, eventualmente, potrà essere seguita, ma solo nei limiti del possibile”. Insomma, il rischio di diverbi o di clienti che, magari, andranno a ballare da un’altra parte, non rende certo tranquillo Cordeddu: “Sui metri di distanza tra i tavoli si può sicuramente ragionare”. Nessuno “sconto” o quasi, invece, per quanto riguarda “i biglietti e le prenotazioni, possibili solo in caso di eventi di un certo tipo e, in caso di sold out, molti arriverebbero e troverebbero le porte chiuse”.

Che fare, allora? “Si potrebbero adottare dei piccoli accorgimenti, ma voglio essere aiutato, in questo percorso, dai politici e dalle Forze dell’ordine. Nel mio locale ci stanno 600 persone, quando riaprirò dovrò rinunciare ad un buon trenta per cento di presenze. Dovrò licenziare delle persone e anche i miei investimenti saranno inferiori, spero almeno di andare in pari con le spese”.


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