Poetto, il grido d’allarme dell’apneista Monica Mureddu: “Fondali ridotti a una discarica, ho recuperato 8 maxi sacchi a 12 metri di profondità”.
Il Poetto di Cagliari, tra Marina Piccola e il Margine Rosso, nasconde un fondale malato, soffocato da rifiuti di ogni tipo. A lanciare l’allarme, dati e foto alla mano, è Monica Mureddu, apneista cagliaritana con brevetti europei fino a 40 metri di profondità ed ex atleta della Air Sub Competition con diverse partecipazioni ai campionati italiani. Per lei il mare è una seconda casa, una palestra naturale che frequenta da anni, ma l’estate 2026 sta registrando un degrado mai visto prima.
Negli ultimi due giorni, Monica ha compiuto una vera e propria impresa ecologica solitaria, recuperando ben 8 pesanti sacchi di plastica (quelli usati per contenere la sabbia) adagiati e insabbiati a 12 metri di profondità.
“Erano insabbiati, tirarli su è stata un’impresa durissima”, racconta l’apneista. “Li ho raccolti, legati uno all’altro e trascinati a terra fino allo scalo di Marina Piccola da dove parto. Si stavano già sfaldando a causa del calore, rilasciando in acqua migliaia di frammenti di microplastica”. Una situazione di pericolo documentata anche dalle segnalazioni inviate alla Guardia Costiera.
Un recupero rischioso, effettuato senza alcun supporto: “Sono scesa in acqua da sola, nessuno si è avvicinato per aiutarmi mentre quei pesi mi tiravano giù. Ho dovuto nuotare per 200 metri in quelle condizioni. Nel frattempo, alcune barche vicine hanno persino salpato e sono andate via. Erano tutte imbarcazioni con bandiera straniera”.
Il racconto di Monica Mureddu squarcia il velo di Maya sulla bellezza superficiale del golfo, frequentato ogni giorno da migliaia di bagnanti e amanti del SUP. “Tutti remano ignari sopra i fondali tra Marina Piccola e il Margine Rosso, ma oltre i 300 metri dalla spiaggia, sotto c’è di tutto. Nel tratto che va da Marina Piccola fin oltre il Lido, sui fondali si trovano persino motori e ruote d’auto”.
Secondo l’esperta subacquea, le cause di questo disastro ambientale sono molteplici. Da un lato il caldo record, dall’altro l’inciviltà e il vuoto nei controlli. “Mai come quest’anno il mare è sporchissimo – sbotta -. La colpa è anche delle imbarcazioni prive di sentina per il pozzo nero, che pure sarebbe obbligatoria. Ma i controlli veri sono pochissimi e i costi per lo scarico nei porti restano troppo cari. Potete immaginare cosa succede con barche che viaggiano per mesi o che rimangono ormeggiate fisse per settimane intere al Poetto”.
A peggiorare il quadro c’è la gestione delle imbarcazioni battenti bandiera estera, spesso “invisibili” alle verifiche per via della carenza di personale delle forze dell’ordine. L’impresa di Monica è il gesto d’amore di una cittadina che non vuole arrendersi al declino del suo mare, ma solleva un interrogativo urgente: quanto ancora i fondali del Poetto potranno sopportare l’inquinamento prima che il danno diventi del tutto irreversibile?












