Nessuna traccia, nessuna richiesta di riscatto e un enigma che resiste da tredici anni. Sul piano giuridico è arrivata la risposta che viene concessa dal Codice Civile quando non si hanno più notizie sulle persone scomparse da molti anni. Una prassi che non colma i tanti interrogativi della famiglia che, a distanza di 13 anni, chiede di sapere cosa sia successo realmente alla donna.
Quella mattina nulla lasciava presagire una tragedia. Irene aveva iniziato la giornata come sempre: aveva fatto il bucato, steso i panni e preparato il sugo per le polpette. Il giorno precedente era stata dall’estetista e aveva anche prenotato alcuni prodotti che avrebbe ritirato a breve, tra cui ricotta, uova fresche e pane carasau. Piccoli gesti quotidiani che, secondo i familiari, dimostrano come non avesse alcuna intenzione di allontanarsi volontariamente. Anzi, in casa si respirava un clima di felicità. Il figlio maggiore Salvatore era rientrato da Milano per trascorrere le vacanze in famiglia e proprio quel pomeriggio sarebbe arrivata anche la figlia Nicoletta da Olbia con il suo bambino. Un appuntamento che Irene attendeva con entusiasmo e che rende ancora più difficile immaginare una fuga volontaria. Tra le 8.20 e le 8.30, però, accade qualcosa che ancora oggi non ha una spiegazione. Irene esce di casa per la sua abituale passeggiata, seguendo il percorso che percorreva quasi ogni mattina, ma non rientra più. L’ultimo ad averla vista è un compaesano, Sebastiano Dessena, che la incrocia tra via Europa e via Porru mentre sta facendo ritorno verso casa. Le ricerche scattano immediatamente. Si teme un malore, ma campagne, strade e terreni vengono battuti senza alcun risultato. Nessun indizio, nessun oggetto personale, nessuna traccia utile. Con il passare dei giorni emerge una pista destinata a far discutere. Un testimone riferisce agli investigatori un particolare che apre all’ipotesi di uno scambio di persona. Accanto alla villetta della famiglia vive infatti la moglie di un facoltoso imprenditore veronese, donna che somiglierebbe molto a Irene e che avrebbe la stessa abitudine di passeggiare all’alba lungo lo stesso tragitto. Da qui il sospetto che un eventuale commando, intenzionato a mettere a segno un sequestro lampo, possa aver rapito la persona sbagliata. Per i tre figli (il marito è deceduto 10 mesi fa a Sestu) questa resta ancora oggi l’ipotesi più credibile. Escludono categoricamente che Irene potesse essersi allontanata di sua iniziativa: non soffriva di depressione, non aveva manifestato alcun disagio e non c’erano motivi che potessero spingerla a lasciare la famiglia. Se qualcuno avesse voluto colpire loro, sottolineano, sarebbe almeno arrivata una richiesta di riscatto. Ma in tredici anni non è giunta alcuna telefonata, nessun messaggio, nessuna rivendicazione. Il caso rimane aperto e senza risposte. Per questo Chi l’ha visto? A luglio ha rilanciato la storia di Irene Cristinzio sui social. A Orosei la donna continua a vivere nel ricordo di chi l’ha conosciuta e nell’attesa di una verità che, dopo tredici lunghi anni, la sua famiglia continua a inseguire senza arrendersi.











