“Sono da poco trascorse le 22:30.
Nella scalinata il consueto ritrovo di ragazzi (la maggior parte poco più che adolescenti, ma c’è anche qualche adulto) che, a gruppetti, bevono (superalcolici), spinellano, “si divertono (così dicono …)”.
A un tratto una ragazzina crolla letteralmente sui gradoni della prima rampa.
Perde conoscenza. Si affloscia come una bambola di pezza.
I suoi amici e amiche (alcuni nel panico, mentre gli altri, nella massima indifferenza, continuano a “divertirsi”) cercano di prestarle i primi soccorsi: le sollevano le gambe, la frizionano con acqua, la rinfrescano con improvvisati ventagli.
Passano interminabili minuti, forse più di un quarto d’ora, quando finalmente, dalla piazza Yenne, arriva l’ambulanza.
Nel frattempo arrivano anche i genitori, raggiunti dal telefono della ragazza che sembra in uno stato di coma.
La mamma entra anche lei nell’ambulanza che, a sirene spiegate, la porta in ospedale.
La speranza è che si sia trattato solo di una sbronza gigantesca. E possa presto riprendersi. “Ci chiediamo, come singoli e come comunità parrocchiale: cambierà qualcosa?”












