Uta, alle pendici del Monte Arcosu via gli alberi per far spazio al mega impianto fotovoltaico: il Consiglio dei Ministri ha approvato il noto progetto della multinazionale 8Rener8 Power, nonostante il parere negativo del Ministero della Cultura dovuto alla presenza di beni paesaggistici, ambientali e archeologici nell’area interessata.
La rabbia del Comitato Difesa Territorio: “Il risultato è che un’area che per decenni ha rappresentato una barriera verde, un habitat per numerose specie animali e un elemento di mitigazione del rischio idraulico, è stata progressivamente trasformata per fare spazio a un nuovo all’ennesima graticola industriale alle pendici del Monte Arcosu ( oasi del cervo e della luna )”.
“L’impianto dovrebbe sorgere a ridosso del Rio Coccodi e alla fine del viale dell’ex azienda Minola, dove è presente anche una pianta monumentale”. Già lo scorso anno era stato denunciato “lo scempio rappresentato dall’estirpazione degli eucalipti. Molti pensavano che quell’intervento fosse finalizzato alla produzione di biomassa, ma noi sapevamo che quelle piante, insieme alla fauna che vi trovava rifugio, stavano lasciando spazio alla realizzazione dell’impianto.
Quegli alberi svolgevano inoltre una funzione importante nel rallentare le piene del Rio Coccodi, che durante l’alluvione del 1999 ruppe gli argini in diversi punti. Gli argini, una volta ricostruiti, furono nuovamente danneggiati nel 2018”.
Il Comitato chiede “come sia stato possibile approvare questo progetto senza tenere in considerazione il grave rischio idraulico dell’area. Tale rischio è stato forse recentemente declassato? Se sì, da chi e sulla base di quali valutazioni?Come comitato chiederemo un incontro con la Presidente della Regione Sardegna per domandare il blocco immediato dell’impianto”.Recentemente, a Uta, un altro progetto è stato respinto “poiché il territorio avrebbe già superato il limite dell’effetto cumulativo degli impianti, con possibili ripercussioni sul microclima locale. “Riteniamo inoltre doveroso evidenziare che il Comune di Uta non risulta essersi espresso in maniera contraria all’espianto, nonostante le segnalazioni e gli allarmi lanciati dal Comitato. Un silenzio che oggi merita spiegazioni, alla luce delle conseguenze che tutti possono vedere”.
La rabbia del Comitato Difesa Territorio: “Il risultato è che un’area che per decenni ha rappresentato una barriera verde, un habitat per numerose specie animali e un elemento di mitigazione del rischio idraulico, è stata progressivamente trasformata per fare spazio a un nuovo all’ennesima graticola industriale alle pendici del Monte Arcosu ( oasi del cervo e della luna )”.
“L’impianto dovrebbe sorgere a ridosso del Rio Coccodi e alla fine del viale dell’ex azienda Minola, dove è presente anche una pianta monumentale”. Già lo scorso anno era stato denunciato “lo scempio rappresentato dall’estirpazione degli eucalipti. Molti pensavano che quell’intervento fosse finalizzato alla produzione di biomassa, ma noi sapevamo che quelle piante, insieme alla fauna che vi trovava rifugio, stavano lasciando spazio alla realizzazione dell’impianto.
Quegli alberi svolgevano inoltre una funzione importante nel rallentare le piene del Rio Coccodi, che durante l’alluvione del 1999 ruppe gli argini in diversi punti. Gli argini, una volta ricostruiti, furono nuovamente danneggiati nel 2018”.
Il Comitato chiede “come sia stato possibile approvare questo progetto senza tenere in considerazione il grave rischio idraulico dell’area. Tale rischio è stato forse recentemente declassato? Se sì, da chi e sulla base di quali valutazioni?Come comitato chiederemo un incontro con la Presidente della Regione Sardegna per domandare il blocco immediato dell’impianto”.Recentemente, a Uta, un altro progetto è stato respinto “poiché il territorio avrebbe già superato il limite dell’effetto cumulativo degli impianti, con possibili ripercussioni sul microclima locale. “Riteniamo inoltre doveroso evidenziare che il Comune di Uta non risulta essersi espresso in maniera contraria all’espianto, nonostante le segnalazioni e gli allarmi lanciati dal Comitato. Un silenzio che oggi merita spiegazioni, alla luce delle conseguenze che tutti possono vedere”.
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