“Il divieto di balneazione non c’era” sostiene da sempre Rosa ora supportata dall’associazione di Cremone, l’archiviazione del procedimento risale al 1997.
Una giornata che si trasformò in tragedia in pochi minuti: Giorgio Smenghi, 42 anni, la moglie Pinella Trullu, 33, tre figli Margherita, di 15, Teresa, di 13, Roberto, 10, e un bimbo di 11 anni di Portoscuso Mauro Salaris erano nella spiaggetta situata all’interno del porto industriale quando “uno dei piccoli Smenghi e l’amichetto Mauro, mentre facevano il bagno nelle acque antistanti il molo di sottoflutto, sentirono che la corrente li stava portando all’interno di una delle 13 fornici sommerse, realizzate nel molo per permettere il ricambio dell’acqua”. “I piccoli si misero a gridare e i genitori si buttarono in mare”: “Smenghi, la moglie e altri figli piccoli, nel tentativo di salvare i bambini che ormai erano stati portati dalla corrente all’interno della fornice, vennero a loro volta risucchiati e morirono annegati”.
Una vicenda che ancora oggi viene ricordata come una delle tragedie più atroci che ha segnato l’isola intera, Rosa accudì gli altri 3 fratellini che non erano andati al mare con i genitori e che non hanno mai smesso di voler far emergere tutta la verità sull’accaduto. Alla richiesta dell’apertura delle indagini c’è anche la famiglia del piccolo Mauro: le associazioni, i prossimi giorni, presenteranno richiesta formale alle autorità competenti.













