L’ INFORMAZIONE DI RADIO ZAMPETTA SARDA, IL CANE E IL GATTO SENTONO DOLORE?
Il dott. Gianmarco Piano del Centro Veterinario Sardo di Cagliari ci rivela i segnali che spesso non riconosciamo.
Una frase che sentiamo molto spesso in ambulatorio è: “Dottore, secondo me non ha dolore, perché non piange”. È comprensibile pensarlo, perché siamo portati ad associare il dolore al lamento. Negli animali, però, non funziona sempre così. Cane e gatto possono provare dolore anche senza vocalizzare e, soprattutto quando si tratta di un dolore cronico, i segnali possono
essere piuttosto discreti.
Il gatto è probabilmente l’esempio più classico. Immaginiamo un gatto di dodici o tredici anni che fino a qualche mese prima saltava direttamente sul divano e che, piano piano, comincia a usare una sedia come passaggio intermedio. Oppure smette di salire sul letto, si muove meno,
dorme di più. È facile pensare: “Sta semplicemente invecchiando”. Può essere, ma dietro a questi cambiamenti può esserci anche dolore, per esempio legato all’osteoartrosi.
Nel cane vediamo situazioni molto simili. Continua magari ad avere voglia di uscire, però durante la passeggiata rallenta. Quando è rimasto sdraiato per un po’ impiega più tempo ad alzarsi, esita davanti alle scale oppure aspetta che qualcuno lo aiuti a salire in macchina. A volte il proprietario racconta anche che durante la notte cambia spesso posizione, si alza e si risdraia.
Sono piccoli cambiamenti, ma messi insieme possono dirci parecchio.
Ci sono poi segnali ancora meno specifici: un animale che diventa più irritabile, che
improvvisamente non gradisce essere toccato in una determinata zona, che tende a isolarsi o che si lecca con insistenza sempre nello stesso punto. Nessuno di questi comportamenti, preso da solo, significa automaticamente che ci sia dolore. Però è qualcosa che vale la pena osservare, soprattutto quando rappresenta un cambiamento rispetto alle sue normali abitudini.
Il punto, quindi, non è aspettare che il cane o il gatto pianga. Nel dolore cronico spesso il segnale più importante è proprio il cambiamento del comportamento. E negli animali anziani questo rischia di passare inosservato perché avviene lentamente: giorno dopo giorno ci abituiamo a vederli muoversi meno, giocare meno o dormire di più e finiamo per attribuire
tutto all’età.
L’età naturalmente conta, ma invecchiare non significa necessariamente dover convivere con il dolore. Per questo, oltre a controllare se un animale mangia, beve e fa regolarmente i suoi bisogni, è utile osservare anche come vive la sua giornata: come si alza, come cammina, se continua a saltare, se gioca, se cerca il contatto e se riesce ancora a fare con facilità le cose che faceva prima.
Quando queste abitudini cambiano, parlarne con il veterinario è importante. Esistono strumenti per valutare il dolore e diverse possibilità per gestirlo, naturalmente dopo averne
individuato la causa. E capita non di rado che un animale considerato semplicemente “vecchio”
stesse in realtà limitando i propri movimenti perché aveva dolore. Riconoscerlo può fare una
differenza concreta nella sua qualità di vita













