Al sig. Sindaco di Cagliari,
Come suo elettore non mi do pace per averLa votata per la seconda volta a sindaco della mia città: confesso d’averlo fatto attraverso un faticoso processo di rimozione, salvando quello che di buono era stato fatto nella prima tornata non da Lei, ma dall’impegno della dott.ssa Ghirra.
Di cosa mi pento? D’aver rimosso che Lei è stato l’artefice d’aver ridotto la città a quello che oggi è sotto gli occhi di tutti: il degrado urbanistico e sociale del centro cittadino, la distruzione di un tessuto commerciale a misura d’uomo, l’assenza di spazi pubblici fruibili da vecchi e bambini, l’assenza di verde, la sporcizia diffusa, la grande idea di lanciare la Movida come soluzione geniale alla crisi economica e attrazione di un turismo internazionale, l’oltraggio subito dai residenti del centro storico con l’abuso illegale del piano acustico regionale.
Nel Suo primo mandato, noi residenti del Centro Storico siamo stati ostaggio della prepotenza di chi, soltanto perché baristi o ristoratori, avevano il viatico per fare di una bettola una discoteca che allietasse le nostre notti insonni, e le nostre denunce assieme a quelle dei Comitati No Rumore erano carta straccia per Lei e per chi doveva tutelarci dai soprusi.
Ho pensato che Lei, col tempo, avrebbe maturato sugli errori commessi, come si converrebbe a chi maneggia il Potere con la dovuta responsabilità, ma così non è stato.
Persino il sindaco Truzzu, nel suo mandato, ha fatto di più, non permettendo che i decibel notturni della famigerata movida superassero i limiti della convivenza civile, persino Truzzu si è degnato di scendere dal podio, verificando “de visu” e sistemarle, certe imbarazzanti situazioni. E ciò gli vada ad onore.
Mi chiedo se Lei è davvero al nostro servizio, se è cosciente di questo degrado, se è capace di vedere quello che chiunque vede, inclusi i turisti ai quali vorrei chiedere cosa gli resta di una vacanza nel capoluogo della Sardegna, cosa resta loro di tale esperienza sotto ogni profilo, se non quello di aver vistato un brutto Suk pakistano, una città anonima e sporca, una penosa offerta musicale e gastronomica, ma nulla di quello che un’isola millenaria ricchissima di tradizioni potrebbe mostrare.
Cordiali saluti
Walter Farneti










