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Export in frenata in Sardegna: agroalimentare in crisi, crolla il comparto lattiero-caseario

di Redazione Cagliari Online
26 Marzo 2019
in area-vasta

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Export regionale in netta frenata in Sardegna. Se l’Italia chiude il 2018 con una crescita delle esportazioni del 3,5% (assai inferiore al risultato eccezionale del 2017, +7,4%, ma comunque maggiore del risicato +1,2% del 2016) dagli ultimi dati risulta notevolmente ridimensionata anche la crescita della Sardegna (+6,8%). Dopo l’aumento record del 2017 (+28%), nel 2018 le esportazioni isolane si stabilizzano su un valore di 5,7 miliardi (includendo anche i prodotti petroliferi): 358 milioni in più rispetto ai valori del 2017.

E’ quanto si evince dall’ultimo report del Centro studi della Cna sul trend delle esportazioni della Sardegna. A segnare lo stop dell’export sardo è stata per lo più la drammatica crisi del settore agroalimentare ed in particolare il crollo del comparto lattiero-caseario. Viceversa a sostenere la modesta crescita delle esportazioni dall’isola ha contribuito la buona performance del comparto chimico-farmaceutico, che dopo il +57% del 2017 realizza una notevole crescita anche nel 2018 (+27%). Confermato anche il trend positivo del comparto metallurgico (+8,3%), in sostenuta crescita ormai da quattro anni (+7% nel 2015, +2,8% nel 2016 e +13% nel 2017).

In valore assoluto, tuttavia, è ancora l’industria petrolifera a trainare l’export dell’Isola realizzando nell’ultimo anno 326 milioni di euro in più di vendite all’estero (+7,6%). Al netto dell’industria petrolifera la performance delle esportazioni regionali però si ridimensiona, rimane positiva (+3,3%), ma rallenta vistosamente rispetto al 2017 (+20%).

Il rallentamento dell’export sardo è dovuto, come accennato, al deciso arretramento del comparto agroalimentare (-17,8%), già notevolmente ridimensionato dal calo del 2017 (-1,1%) e del 2016 (-7%): un valore passato dal picco di 196 milioni di euro del 2015, ai 148 milioni del 2018. Eppure, tra il 2012 ed il 2015 l’industria sarda aveva beneficiato del trend espansivo dal settore agroalimentare nazionale: l’export di prodotti isolani aveva infatti realizzato una crescita record grazie al buon andamento della domanda USA, in parte favorita dalla svalutazione dell’euro rispetto al dollaro. Nella media del periodo 2012-2015 le vendite di prodotti sardi erano cresciute ad un ritmo del +12,3% l’anno, in assoluto, la performance più brillante tra tutte le regioni italiane.

Da migliore a peggiore: nell’ultimo triennio l’export agroalimentare sardo ha registrato un vero e proprio tracollo. Con una contrazione media annua del -8,6%, la Sardegna è stata l’unica regione italiana con export agroalimentare in calo. E per la Sardegna il dato è particolarmente significativo: è collassato un comparto strategico per l’economia regionale che, al netto del settore petrolifero, vale quasi un quinto dell’export manifatturiero isolano (17,6%).

Come evidenzia il report della Cna sarda, si può dire che sia entrata in crisi una parte importante dell’economia sarda, costituita da piccole e medie realtà imprenditoriali con filiera produttiva certificata: in Sardegna operano infatti oltre 16mila produttori con marchio di qualità (Dop, Igt o Stg), il numero più elevato tra tutte le regioni italiane (in Toscana sono meno di 13mila, 11mila in Trentino).

La principale causa di questa contrazione – emerge dalla ricerca – è la riduzione della domanda statunitense. Tra 2015 e 2018 le esportazioni verso gli USA di agroalimentare sardo sono passate da 116,5 milioni di euro a 70,6: quasi 46 milioni di euro in meno in tre anni, una contrazione del – 40%. Ma in calo sono risultate anche le principali destinazioni europee, 5,6 milioni in meno verso la Germania (-31%), 4,5 verso la Francia (-39%) e 900 mila verso la Spagna (-12%). Tra i mercati minori, in decisa crescita solo il mercato canadese, che nel triennio ha importato 2 milioni di euro di prodotti sardi in più (+53%).

La crisi settoriale è la crisi del comparto lattiero-caseario. In base al report della Cna sarda il comparto lattiero-caseario, dal picco del 2015 (136,2 milioni di euro, il 68% dell’export agroalimentare sardo), è passato ai 91,4 milioni del 2018 (un terzo del volume d’affari in meno, -33%), con una caduta drammatica di 29 milioni di euro tra 2017 e 2018 (-24%).

Il crollo della domanda USA è senza dubbio anche in questo caso la questione centrale. Il valore dell’export di prodotti caseari verso gli Stati Uniti è passato dai 107 milioni di euro del 2015 ai 60 del 2018, 47 milioni di euro in meno (-44%), 30 dei quali tra 2017 e 2018 (-34%).

 

Va detto comunque che la domanda globale di prodotti caseari di importazione in USA è in riduzione. Tra 2017 e 2018 si stima una contrazione del – 22,4%, (da 2,79 a 1,78 miliardi), ma i prodotti sardi perdono quote di mercato, sia a livello globale, sia rispetto alle altre regioni italiane. Seppur lievemente, la quota di mercato dei prodotti italiani infatti è aumentata, dal 13,5% delle importazioni complessive, al 14%.

La fetta di mercato delle produzioni casearie sarde, invece, ha segnato un deciso arretramento. I produttori sardi detenevano il 4,1% del mercato estero negli USA nel 2016 (in valore), nel 2018 la quota è diventata il 3%. Il prodotto sardo sembra aver perso quota, sia rispetto ad altri concorrenti internazionali, in particolare Irlanda (dal 9,1% al 13,2%) e Francia (dal 9% al 10,3), sia rispetto alle altre regioni italiane che hanno visto la loro quota di mercato passare dal 9,4% al 11%.

Tags: Sardegna
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