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A quest’ora Cagliari rischiava di scomparire: era il 17 febbraio 1943

di Redazione Cagliari Online
25 Giugno 2017
in il-diavolo-sulla-sella, rubriche

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Correva Gesuina, correva. Anche suo padre, uomo austero con due grandi baffi, non avrebbe voluto che la sua adorata figlia, di appena 11 anni, scendesse come molti cittadini al rifugio. “Si fanno strani incontri laggiù” ripeteva ossessivamente l’uomo, rivolgendosi ai figli. “E se ci bombardano cosa dobbiamo fare o babbo?” rispondevano in coro quei fanciulli mentre la loro mamma annuiva per poi aggiungere: “babbo ha ragione, in caso di bombardamento è meglio metterci ciascuno in un angolo della casa perché se crolla il soffitto, gli spigoli rimarranno in piedi, così anche noi”. “Eh sì- tuono’ il capofamiglia – al rifugio non andremo anche perché laggiù prolifica su priogu”. 

LA MARACHELLA. Gesuina, pur continuando a non capire, a domandarsi il perché della guerra, dei continui proclami diffusi alla radio, nel rispetto del papà preferì non formular domande. Durante la seconda guerra mondiale tra i Cagliaritani vigeva la regola del rispetto dei grandi. Una regola non scritta, eppure ferrea, seguita con riverenza: i piccoli non fiatavano verso un ordine impartito dal papà e dalla mamma. Anche se questo poteva sembrare assurdo. Ma arrivò il 17 Febbraio 1943 e con esso, anche la stagione degli inganni adolescenziali  morì. 

DEMONI DAL CIELO. Per Cagliari fu una giornata tremenda, un grande lutto collettivo. La città, con i suoi centomila abitanti, tremarono come foglie al vento quando le prime bombe toccarono il suolo. Anche Gesuina prese a tremare quando le udì, quelle bombe: erano grandi quanto le nostre bombole del gas, alcune poco più e altre poco meno, è appunto sibilarono, cadendo dal cielo. Sarebbero esplose liberando a raggiera le micidiali schegge taglienti; pezzi di ferro grandi come piatti, altri come un pollice. Sventrarono corpi umani e di cemento quegli ordigni che impressero sulle pareti di pietra superstiti, la furia d’una guerra. Avete osservato il Palazzo comunale di via Roma? Reca ancora le ferite dei bombardamenti. Così molti altri luoghi-simbolo della città, alcuni dei quali furono quasi per intero rasi al suolo con dentro famiglie e amori, affetti e storie che mai conosceremo a fondo. Furono gli aerei da bombardamento americani a scaricare a tappeto quelle bombe ed anche “spezzoni incendiari”. 

GESUINA cominciò a muoversi, come se fosse impazzita. Disobbedì a suo padre non appena udì il sibilo delle bimbe diventare sempre più intenso. Scappò via di casa e si recò nella vicina via Sant’Efisio, passando accanto alla chiesa di Sant’Anna e a quella di Santa Restituta per raggiungere il rifugio. Vide la calca di persone: cercavano disperatamente di entrare e allora chiuse gli occhi. Si fermò impietrita e pregò. Nel frattempo 105 aerei fra B 17, le cosiddette Fortezze volanti e i Cacciabombardieri pesanti a doppia fusoliera, fecero ombra sul quartiere di Stampace. 

TO BOMB. E poi le esplosioni, gli odori del ferro fuso frammisto a quello del sangue delle vittime. Erano le 14. Oltre cento corpi furono squartati da una serie veramente impressionante di bombe che caddero tra l’ingresso del rifugio di Santa Restituta e la Chiesa di Sant’Anna. La sua cupola? Venne mozzata. 

MORTI E FERITI. Furono più di 250 feriti, alcuni privi di un alrto, altri rischiarono di morire dissanguati. Gesuina si salvò e fu un miracolo. Mentre aspettava di poter accedere nel rifugio sotterraneo, suo padre, che l’aveva cercata disperatamente in quella fuga adolescenziale, riuscì ad acciuffarla e a trascinarla in un angolo tra due modesti edifici, accanto a via Fara, a pochi metri dal sotterraneo. 

IL MIRACOLO. Si risvegliarono in un letto d’ospedale, in un ospedale sotterraneo, bianchi come angeli, ricoperti dalla polvere dei palazzi che crollarono durante lo spezzonamento. Non si ritrovarono in paradiso ma in un inferno terrestre nel quale le urla dei feriti li fecero rabbrividire, e piangere, e ringraziare il Buon Dio per poter ancora una volta, riaprire gli occhi. A trarli in salvo, dai cumuli di macerie, furono i ragazzi dell’Unione nazionale protezione antiaerea. Gesuina e il suo papà, che si risvegliò con i baffi e i cappelli bruciacchiati, appresero di lì a poco che i loro cari familiari erano morti. Piansero e si strinsero fortemente. Quell’uomo cambiò carattere: da burbero divenne gentile. Come un figlio seguì l’istinto e il carattere di quella cara creatura, la tenera Gesuina, eh si, che quel giorno corse verso la salvezza. Ritrovando un padre, perdendo una famiglia, beffando la morte sopraggiunta dal cielo. Ne riparleremo. 

Tags: 1943bombardamentiCagliari
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