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Zona franca e burocrazia, in freezer migliaia di posti di lavoro

di Redazione Cagliari Online
28 Giugno 2017
in cagliari, centro-storico

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Zona franca doganale: “migliaia di posti di lavoro in città”, secondo i calcoli del Cacip. Una manna per una città come Cagliari dove la disoccupazione è drammatica. “Potremmo chiudere i lavori in un anno e aprire subito”, dichiara Anna Maria Congiu direttore del consorzio, ma sono ancora due i freni all’avvio del progetto: la concessione edilizia per far partire i lavori (Comune) e la necessità di avviare un’interlocuzione con l’Autorità portuale (socio della Free zone, da anni in regime di commissariamento) per un piano d’azione e individuare l’advisor che, materialmente, dovrà convincere le imprese a investire nel porto canale cagliaritano.

L’occasione per fare il punto sulla Zona Franca è stata la convocazione dei vertici del Cacip, oltre al direttore generale era presente il presidente Salvatore Mattana, alla commissione comunale Bilancio presieduta dal consigliere Davide Carta, PD.

La zona franca è gestita dalla società Cagliari Free Zone, istituita nel 2001, di proprietà ( 50 % ciascuna) di Autorità portuale e Cacip. Nel 2013 la Regione approva il piano operativo e due anni dopo arriva al Cacip la delega per la realizzazione delle opere di urbanizzazione. Si tratta di 8 lotti di differenti superfici su 6 ettari complessivi (anche se la possibilità è di estendere l’area a 35 ettari), sui quali può insediarsi qualunque attività (servizi, assemblaggio, logistica, Ict, commercio, ecc) con regime di esenzione doganale totale per traffici estero su estero. Cioè la zona franca potrebbe permettere alle grandi compagnie di navigazione extra Ue di sbarcare a Macchiareddu senza pagare dazi doganali e smistare le merci, magari dopo averle assemblate (o rimaneggiate) nei grandi spazi che si aprono proprio alle spalle del porto.

Pochi gli interventi in cantiere: due edifici (per le autorità doganali, sanitarie e i servizi di supporto), la fibra ottica e i sistemi di videosorveglianza. Per la realizzazione della sede, prevista in un tassello delle aree retrostanti le banchine del porto canale, manca solo la concessione edilizia da parte del Consiglio comunale. “La zona franca doganale di Shannon produce il 35 % del pil irlandese”, ha spiegato Mattana, “Cagliari deve colmare il ritardo, ma può contare su una posizione strategica unica al mondo e su una vastissima zona retroportuale”.

Il presidente Carta, che ha chiesto ai vertici Cacip notizia circa le procedure per l’individuazione dell’advisor developer, quel soggetto cioè che dovrà gestire la zona franca e contattare le aziende di tutto il mondo per convincendole ad investire a Macchiareddu. “Stiamo ragionando con la Regione per il piano di sviluppo”, ha dichiarato Mattana che ha poi focalizzato la particolare situazione della Free zone. La società è nata ormai 17 anni fa sotto i peggiori auspici, avendo due soli soci (Autorità Portuale e Cacip) di pari quota ma con diversi interessi. Questo perché l’Autorità Portuale opera come istituzione, mentre il Cacip ha una vocazione imprenditoriale e, stretta in questa morse, nel concreto, la società, non ha mai potuto operare.

Il consorzio recentemente ha provato ad acquistare azioni dell’Authority, ma la cifra proposta dal porto (244 mila euro) è stata ritenuta incongrua. A breve potrebbe esserci un nuovo tentativo, ma a complicare l’operazione è la ristretta autonomia decisionale dell’Autorità portuale cagliaritana, ormai commissariata da anni. “Non che l’attuale commissario non sia collaborativo”, ha sottolineato Mattana, “ma ogni decisione, in questo momento deve passare dagli uffici del ministero a Roma. E questo allunga i tempi”.

“E’ una sfida da raccogliere in tempi brevi”, ha dichiarato in chiusura Davide Carta. Come dire, migliaia di posti di lavoro a Cagliari non possono aspettare. 

 
Tags: burocraziaZona franca
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