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“Volevo fare la fecondazione in vitro a Cagliari, all’Oncologico mi hanno detto: rinunci se vuole vivere”

di Jacopo Norfo
15 Dicembre 2017
in il-diavolo-sulla-sella

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“Volevo fare la fecondazione in vitro a Cagliari, all’Oncologico mi hanno detto: rinunci se vuole vivere”

Health problem concept. Young woman feel menstrual cyclic breast pain touching her chest on gray

Stefania Spanu, una donna cagliaritana, scrive un reclamo all’ospedale Oncologico di Cagliari e racconta: “Ho un carcinoma al seno, ogni volta vengo visitata da un oncologo diverso: qua a Cagliari, dietro mia richiesta di provare con una fecondazione in vitro mi hanno detto che era troppo rischioso, se voglio vivere devo rinunciare. Allo Ieo mi hanno detto che visto il mio caso posso tranquillamente provare dopo 18 mesi di cure”.

Il suo, nel reclamo ufficiale, è uno sfogo per la situazione personale nella quale si è venuta a trovare: “Buongiorno, mi chiamo Stefania e sono una paziente dell’oncologico di Cagliari per carcinoma al seno. Ogni sei mesi come di rito faccio la visita di controllo portando i referti degli esami richiesti. A ottobre l’approccio del medico è stato sconcertante, tanto che mi guardavo in giro pensando di essere su scherzi a parte. Insomma era arrabbiato non si sa per quale motivo,  gesticolava in maniera eccessiva, ce l’aveva con il medico che mi ha fatto l’ecografia addominale perchè si è azzardato ad esprimere un suo parere, diceva cose senza senso tipo  “e cosa ci sto a fare io qua, ho studiato per nulla, sono tutti geni questi medici, ma chi è questo genio…il tutto con voce alterata. Li per li mi veniva da ridere, non sapevo se ridergli in faccia o alzarmi e scappare. Non solo, ha dato uno sguardo fugace alle mie analisi, ecografia e mammografia dicendomi che era tutto a posto, ma quello lo so anch’io visto che per leggere un referto fatto da un altro medico non serve una laurea, inoltre non mi ha visitata come hanno sempre fatti gli altri oncologi e non mi ha fatto le impegnative per la prossima visita di aprile ne l’impegnativa per le analisi richieste dicendo che il sistema era bloccato, ma credo non fosse vero perchè ho chiesto in accettazione e so da altre persone che sono state visitate da questo medico che è sua abitudine omettere di fare le impegnative, addirittura per cose più serie come le richieste di radioterapia. Mi ha detto chiaramente di farmele fare dal mio medico di famiglia!!! Ovviamente voi ben sapete che non funziona così, il medico di famiglia non è obbligato a fare queste impegnative ma è lo specialista ed in questo caso specifico l’oncologo, poi come potete notare dall’allegato non c’è nemmeno il timbro col suo nome completo, quindi anche volendo il mio medico di famiglia non le avrebbe potute fare. Gli ho chiesto di modificarmi l’orario della prossima visita per problemi di lavoro e si è rifiutato dicendo che era un periodo particolare!! Poi mi chiedo, se il sistema era bloccato cosa costava prepararle a mano? Com’è possibile che all’oncologico, un centro di eccellenza che tratta con pazienti affetti da malattie gravi come il cancro ci possano essere dei medici del genere e si possano verificare situazioni così assurde?

Poi non capisco per quale motivo ogni volta vengo visitata da un oncologo diverso, da che sono in cura non ho mai visto lo stesso oncologo. Il famoso rapporto tra medico paziente dove è andato a finire? Mi chiedo che senso ha dover ogni volta ripetere le stesse cose ad un medico che non mi ha mai visto e nemmeno mi conosce, e che in questo caso dimostra pienamente di non fregargliene nulla. La trovo una cosa assurda e totalmente inutile, il paziente deve avere un rapporto di fiducia col proprio medico sopratutto in situazioni così delicate. Alla fin fine ho l’impressione che queste visite servano esclusivamente per farsi fare le impegnative per le analisi di controllo, ma se trovo poi il medico che si rifiuta di farmi anche quelle cosa ci vado a fare? Motivo per il quale molte persone in cura all’oncologico purtroppo sono costrette ad andare fuori, come allo IEO con aggravio di costi per avere una consulenza seria come ho fatto anch’io e tutte le persone affette da tumore che conosco, dove hanno un approccio diverso, trattano caso per caso, e non si trova il muro del famoso Protocollo dell’oncologico. Sembra quasi che per non stressarsi diano la stessa cura a tutti… Il problema è che allo Ieo ti dicono una cosa qua l’opposto, a chi credere? Per intenderci qua a Cagliari, dietro mia richiesta di provare con una fecondazione in vitro mi hanno detto che era troppo rischioso, se voglio vivere devo rinunciare. Allo Ieo mi hanno detto che visto il mio caso posso tranquillamente provare dopo 18 mesi di Tamoxifene. In più mi hanno dimezzato la dose del Tamoxifene passando dai soliti 20 ai 10 mg visti gli effetti collaterali intollerabili, il mio peso e la mia corporatura. Sto molto male dottore, risposta: si faccia seguire dal suo medico di famiglia, Dottore la cura mi da mal di testa insopportabili cosa devo fare? Non mi fa effetto nessun analgesico, risposta: non importa continui con la cura; queste le risposte che mi sono sentita dare a Cagliari dove se sto male non trovo nessun oncologo che sia disposto a visitarmi.
Il mio non vuole essere solo uno sfogo a se stante, ma gradirei che si prendessero seri provvedimenti nei confronti di questi medici, perchè è un mio diritto essere seguita ed assistita in maniera decente ed umana, senza dover sentire lamentele e colpi di testa da parte di medici che vanno a lavoro solo per prendere lo stipendio senza passione e rispetto verso i pazienti, tra l’altro in situazioni delicate con pazienti già provati nel corpo e nell’anima. Chiedo cortesemente di essere visitata sempre dallo stesso oncologo”.

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