Cagliari ha scelto il nuovo stadio di calcio, ma continua a non avere un impianto di atletica all’altezza della sua storia sportiva. È da questa considerazione che parte la riflessione dell’ex consigliere comunale Giovanni Dore, che con un lungo post pubblicato sui social riapre un tema rimasto in sospeso per oltre un decennio: dare finalmente una casa all’atletica leggera nel capoluogo.
Un intervento che ha raccolto un’ondata di consensi. Sotto il post, decine di cagliaritani hanno condiviso la proposta, chiedendo che la città torni a investire anche nella “regina degli sport”, senza concentrare tutte le risorse esclusivamente sul calcio.
Dore ricorda di non intervenire da anni sul progetto del nuovo stadio, dopo essersi espresso già nel 2015 in Consiglio comunale, ma il punto centrale della sua riflessione è un altro. Con la rinuncia al vecchio Sant’Elia nella sua configurazione “olimpica”, l’amministrazione avrebbe avuto il dovere morale di restituire alla città uno stadio di atletica moderno e all’altezza della tradizione sportiva della Sardegna.
Il ricordo va ai meeting internazionali “Terra Sarda”, quando sulla pista del Sant’Elia gareggiavano campioni del calibro di Pietro Mennea, Sara Simeoni, Marcello Fiasconaro, Ben Johnson e tanti altri. Oggi, invece, osserva Dore, dopo oltre undici anni dalla decisione di demolire quello stadio, “nulla di concreto è stato fatto per l’atletica”.
L’ex consigliere evidenzia anche una realtà poco conosciuta: nell’Isola sono pochissimi gli impianti con piste omologate per le competizioni, come Serramanna, Elmas e Macomer, ma nessuno possiede le caratteristiche necessarie per ospitare eventi di primo livello. Il risultato è che i migliori atleti sardi sono costretti quasi ogni fine settimana a lasciare l’Isola per partecipare alle gare nazionali, mentre in Sardegna possono disputare soltanto i campionati regionali.
Secondo Dore, una possibile soluzione esisterebbe. Racconta infatti di averne discusso anni fa con alcuni ingegneri, che ipotizzavano la realizzazione di uno stadio da 8-10 mila posti nell’area dell’attuale Campo Santoru. Un impianto che, grazie alle tribune disposte lungo tutto l’anello, potrebbe anche attenuare uno dei limiti storici della struttura, ossia l’esposizione ai venti predominanti. Anche i costi, secondo l’ex consigliere, sarebbero sostenibili: circa 16-20 milioni di euro, meno di un terzo dei contributi pubblici destinati da Comune e Regione al nuovo stadio di calcio. Lo stesso Dore riconosce che l’atletica non genera gli stessi interessi economici del calcio e che gli atleti continuano ad allenarsi affrontando sacrifici enormi mossi soltanto dalla passione. Ma proprio per questo, conclude, vale la pena continuare a immaginare una Cagliari capace di dotarsi anche di uno stadio dedicato alla disciplina considerata la “regina degli sport”.
Tra gli interventi che hanno raccolto maggiore attenzione c’è quello di Andrea Corda, atleta e dirigente di una delle società di atletica più numerose della Sardegna. Pur condividendo pienamente la visione di Dore, richiama l’attenzione su un problema altrettanto urgente: le condizioni in cui versa oggi il Campo Santoru. “Bellissimo progetto e una visione che condivido”, scrive Corda. “Però credo sia giusto partire anche dalla realtà di oggi”. Da atleta e dirigente racconta infatti di confrontarsi quotidianamente con bagni spesso sporchi, docce inadeguate e una manutenzione che non riesce a rispondere alle esigenze di chi frequenta l’impianto. Non solo. Le società sportive, sottolinea, pagano un canone d’ingresso “tutt’altro che trascurabile”, senza ricevere in cambio servizi adeguati. “Chi contribuisce economicamente dovrebbe poter contare su servizi e condizioni almeno dignitose”, evidenzia.
Per Corda uno stadio di atletica rappresenterebbe una straordinaria opportunità per Cagliari e per tutta la Sardegna, ma il futuro non può far dimenticare il presente. “Chi si allena ogni giorno merita strutture funzionali oggi, non solo grandi progetti per domani”, conclude, riassumendo quello che, tra i tanti commenti favorevoli, sembra essere il sentimento condiviso da molti cittadini: sognare un nuovo stadio, senza dimenticare le esigenze di chi l’atletica la vive ogni giorno.










