La Sardegna è una delle 5 regioni a non averne nemmeno una. “Eppure, le Culle per la Vita rappresentano una risposta concreta e umana al problema dell’abbandono neonatale o ad una forzata interruzione della gravidanza, garantendo una seconda opportunità ai bambini e un’alternativa preziosa per le madri in difficoltà che possono lasciare il neonato in sicurezza e nel rispetto del loro diritto all’anonimato”.
Con queste parole Puligheddu commenta l’importanza di questo strumento che nell’isola ancora manca e che potrebbe rappresentare un valido supporto per le mamme in difficoltà.
“Schiacciato un pulsante si alza una saracinesca e appare la culla vuota in cui il genitore – o chi ha il piccolo in braccio – ha circa 40 secondi di tempo per introdurre il fagotto nel lettino e per allontanarsi, prima che scatti l’allarme che avvisa i medici e gli infermieri della Neonatologia della presenza del neonato, i quali accorrono a prelevare il piccolo e a spostarlo in reparto.
La loro diffusione, in genere è resa possibile grazie al supporto di fondazioni, associazioni benefiche e donazioni e dimostra come sia possibile costruire una rete di protezione che metta al centro il diritto alla vita e la dignità umana.
In Italia sono presenti in quasi tutte le regioni, a eccezione di Sardegna, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Molise e Trentino Alto Adige.
La Culla per la Vita Per la mamma ci sono 10 giorni per tornare sui suoi passi.
Una notizia che ha fatto notizia e che invece dovrebbe essere una buona prassi promossa e diffusa con maggiore impegno anche dalle istituzioni”.













