Intervista a Clara Pili, direttore generale della Fondazione Pula Cultura Diffusa
In un momento in cui il turismo in Sardegna registra flessioni, soprattutto in alcuni mesi chiave come luglio, l’Area Archeologica di Nora va in controtendenza. Dal 2022 a oggi i visitatori sono passati da 72 mila a 112 mila, con una crescita costante anno dopo anno.
A raccontare il perché è Clara Pili, che dal 2022 gestisce il sito per conto del Comune di Pula.
“Il turismo è una scienza, non un caso”
«La flessione c’è stata, ed è indiscutibile, soprattutto nel mese di luglio», spiega Pili. «Molti la attribuiscono alla situazione geopolitica e al calo delle crociere, in particolare per la diminuzione dei flussi dagli Stati Uniti verso l’Europa. Ma il punto vero è un altro: in Sardegna manca una struttura che analizzi i dati in modo preventivo e costruisca strategie basate su numeri certi».
Secondo la direttrice, il problema non è tanto il calo in sé — “i picchi e le flessioni sono fisiologici” — quanto l’assenza di una programmazione strutturata. «Noi spesso guardiamo l’anno dopo per capire l’anno prima. Invece dovremmo prevedere le tendenze con anticipo, come avviene in qualunque altro settore economico».
L’assenza di un osservatorio turistico all’altezza
Il nodo centrale è stata la mancanza di un osservatorio turistico realmente operativo e capace di lavorare in tempo reale sui flussi. “Adesso l’assessore Franco Cuccureddu sta cercando di invertire la rotta, anche se non è facile e probabilmente non si potrà godere dei risultati nell’immediato”.
“Siamo un’isola. Attraverso porti e aeroporti potremmo analizzare facilmente arrivi, provenienze, target, sentiment dei visitatori. Sarebbe possibile capire perché un mercato cresce o cala e intervenire subito con azioni mirate. Invece ogni operatore si organizza da solo. Senza dati, si va a naso. E il turismo non funziona così”.
Il modello Nora: programmazione e target mirati
Diversa la situazione per Nora, dove la crescita è frutto di una strategia costruita nel tempo.
«Abbiamo iniziato nel 2022 con una rilevazione semplice, cartacea. Oggi invece abbiamo un sistema che registra provenienza, età, tipologia di visitatore, e raccoglie feedback sulla customer satisfaction. Questo ci consente di capire dove intervenire».
La programmazione avviene con largo anticipo e per target specifici. Un esempio è il lavoro avviato tre anni fa con le scuole di Lombardia e Piemonte: «Oggi iniziamo a vedere i risultati. Marzo e aprile sono mesi dedicati al turismo scolastico, e abbiamo costruito relazioni precise per intercettare quel segmento».
Altro fronte strategico è quello crocieristico, con pianificazioni calibrate mese per mese e partnership dedicate.
“Ogni territorio ha esigenze diverse”
Pili sottolinea che una strategia regionale non dovrebbe essere uniforme, ma adattarsi alle specificità territoriali: «Ad esempio non possiamo paragonare Pula a Barumini. Sono due siti culturali diversi, con target differenti. Serve una regia regionale, ma con strategie declinate per area, come la Regione sta cominciando a fare”.
Dai picchi casuali alla stabilità programmata
Negli ultimi vent’anni la Sardegna ha beneficiato di picchi legati a fattori esterni: crisi in altri Paesi, instabilità geopolitica, effetti post-pandemia. «Ma sono dinamiche che arrivano dall’esterno. Non sono frutto di una nostra pianificazione. Il problema è mantenere un equilibrio, una standardizzazione dei flussi che eviti alternanze tra boom e crolli».
Per farlo, ribadisce Pili, servono competenze, marketing, analisi dei dati e visione di lungo periodo: «Il turismo è un prodotto. Come ogni prodotto va studiato, posizionato e monitorato. Senza numeri adeguati non si governa nulla».
Intanto Nora continua a crescere, dimostrando che una programmazione scientifica può fare la differenza anche in un contesto complesso come quello sardo.













