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Sardegna, spese sanitarie in eccesso: la Regione rivuole indietro 125 milioni dalle imprese

di Paolo Rapeanu
1 Dicembre 2022
in sardegna, zapertura1

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Sardegna, spese sanitarie in eccesso: la Regione rivuole indietro 125 milioni dalle imprese

Poco più di 125 milioni di euro. Una cifra esagerata e che rimane tale anche se viene suddivisa tra quasi 1100 imprese che, anche tra il 2015 e il 2018, hanno fornito prodotti sanitari alle varie Asl della Sardegna. La Regione ha messo nero su bianco il payback per i dispositivi medici: dal 2015 al 2018 ci sono conti da ripianare. Meglio, si tratta dello sfondamento del tetto del 4,4% per quanto riguarda le spese per gli stessi dispositivi medici. Per farla semplice: si è speso troppo e, ora, vengono chiesti indietro i soldi a tutte le aziende e società, sia grandi sia piccole, che hanno vinto i bandi per le forniture. Una tagliola per le aziende decisa dall’allora Governo Draghi, con tanto di norma contenuta nel decreto legge degli aiuti bis. Dagli stetoscopi ai camici, dalle mascherine alle cuffiette monouso o qualunque tipo di apparecchiatura, giusto per fare qualche esempio, ma la lista è lunghissima. Una sorta di tassa per le “spese in eccesso per i dispositivi medici”. Nell’Isola, nel dettaglio, nel 2015 si è sforato di 27,9 milioni, nel 2016 di 33,3, nel 2017 di 30,9 e cinque anni fa di 33,4 milioni. Totale: 125,6 milioni a carico delle aziende fornitrici. Che, stando alla determina pubblicata lo scorso 29 novembre dall’assessorato regionale della Sanità, hanno tempo sino al ventotto dicembre per restituire. Nella tabella con il lunghissimo elenco delle società i nomi sono quasi tutti sostituiti dalla partita Iva. La decisione del Governo del payback sui dispositivi medici è di qualche settimana fa e riguarda tutte le regioni. Confidustria ha già tuonato lo scorso 17 novembre col presidente del settore Massimiliano Boggetti: “Tassa incostituzionale, ingiusta e inapplicabile che mette in ginocchio le imprese che producono tecnologie per la salute con due miliardi di esborso”.

 

 

In Sardegna le varie società hanno già ricevuto le Pec con l’invito al pagamento. Ma i ricorsi sono quasi scontati. Salvatore Zedda ha un’azienda, a Quartu, che vende dispositivi di protezione individuale. Oggi la gestisce la figlia, tra il 2015 e il 2018 era lui il numero uno: “Ho garantito delle forniture, nello specifico novemila euro di mascherine, nel 2015, all’Azienda ospedaliero universitaria di Sassari. Adesso rivogliono indietro 1700 euro. Non è una cifra altissima rispetto a miei colleghi che devono restituire anche centinaia di migliaia di euro, ma è comunque ingiusto”, sbotta Zedda. “Tralasciando il fatto che le mie forniture sono classificabili come dispositivi di protezione individuale e non prodotti medicali mi chiedo se è possibile pretendere che vengano restituiti soldi perchè qualcun altro ha sforato il tetto di spesa. La fornitura è stata fatta con regolare gara, ordine di acquisto e fornitura senza che all’epoca fosse stato fatto presente che se la Ats, all’epoca Asl, avesse sforato il tetto di spesa, si sarebbe dovuto provvedere dopo sette anni al pagamento per compensare lo sforamento”. Come si legge in vari siti specializzati, le regioni e le varie Asl sono tenute a restituire i vari dispositivi medici giudicati in eccesso: “A me non hanno ancora fatto riavere nulla, ma intanto mi sto già tutelando: ho contattato il mio avvocato, non sono responsabile della cattiva o sbagliata gestione della spesa sanitaria sarda”.

Tags: RegioneSardegnaspese
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