È stata una giornata intensa e carica di emozione quella vissuta ieri a Sanluri, prima al parco e poi a teatro gremiti di autorità, studenti e semplici cittadini.
Tutti riuniti per un momento di riflessione e memoria alla strage Strage di Capaci, perché sacrifici come quello del giudice Giovanni Falcone, di Francesca Morvillo e la scorta composta da Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.
Il momento centrale della cerimonia è stato lo svelamento della teca che custodisce i resti accartocciati della “Quarto Savona 15” l’auto dei tre uomini della scorta del giudice Falcone.
Quel che resta della Fiat Croma blindata, saltata in aria dalla detonazione di 500 kg di tritolo, simbolo del sacrificio degli agenti di scorta caduti per difendere lo Stato, oggi percorre l’Italia insieme all’Associazione Donatori Volontari della Polizia di Stato per raccontare la storia di chi ha perso la vita nella lotta alla mafia, ma anche per diffondere un messaggio di speranza attraverso il gesto concreto e solidale della donazione di sangue.
A fare gli onori di casa è stato il sindaco Alberto Urpi e l’amministrazione comunale che hanno accolto le numerose autorità civili, militari religiose e politiche intervenute, insieme agli studenti delle scuole del territorio.
“Per noi è un grande onore poter ospitare la “Teca della Memoria” – ha detto il sindaco Alberto Urpi nell’introdurre la cerimonia – ci permette di prenderci un momento tutti insieme per ricordare questi tragici eventi e il sacrificio di questi servitori dello Stato. Ma deve essere anche uno stimolo e un impegno civile per tutti noi e soprattutto per i giovani”.
Lo svelamento della teca è stato accompagnato da un momento solenne: il Silenzio e l’Inno Nazionale, eseguiti dalla Banda Ponchielli, che hanno reso più intensa e toccante l’atmosfera di raccoglimento.
Particolarmente emozionante è stato il racconto dei tragici momenti della Strage di Capaci e della scia di dolore che ha attraversato l’Italia. Un racconto che ha però messo in luce anche come una tragedia così grande abbia generato, soprattutto tra i giovani di quegli anni, un forte sentimento di riscatto, di legalità e di amore per la divisa.
Sono intervenuti nel corso della cerimonia la Prefetta di Cagliari Paola Dessì il vicequestore Antonio Nicolli, il parroco di Sanluri don Mariano Matzeu e Marco Loi, fratello di Emanuela Loi, la giovane poliziotta della scorta uccisa pochi mesi dopo nella strage di via D’Amelio.
Al termine della cerimonia all’aperto, l’incontro è proseguito con un momento di confronto dedicato soprattutto agli studenti delle scuole superiori. In collegamento è intervenuta Tina Montinaro, vedova del caposcorta Antonio che ha portato una breve ma intensa testimonianza.
Sono seguiti gli interventi di Claudio Saltari dell’Associazione Donatori Volontari della Polizia di Stato e del viceprefetto Antonio Nicolli. Hanno poi preso la parola il comandante della Guardia di Finanza di Sanluri Paolo Pinna e la comandante della Compagnia dei Carabinieri di Sanluri, Nadia Gioviale, oltre alle dirigenti scolastiche degli istituti presenti.
Ma i veri protagonisti sono stati i ragazzi. Numerose le domande e le curiosità rivolte ai relatori: dal voler conoscere meglio la storia di questi servitori dello Stato, alle indagini, a quanto c’è ancora da indagare e alla realtà dell’Italia di trent’anni fa, fino all’alto valore di servire lo Stato.
Una giornata di memoria, partecipazione e consapevolezza, per ricordare chi ha sacrificato la propria vita nella lotta alla mafia e per trasmettere alle nuove generazioni il valore della legalità, del coraggio e dell’impegno civile.
Dalle 8 nel piazzale del Parco era presente anche l’autoemoteca provinciale per le donazioni del Sangue, l’associazione Donatori Nati della Polizia di Stato, tra le altre cose, si prefigge proprio la sensibilizzazione alla donazione del sangue come atto di altruismo verso gli altri.













