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Policlinico di Monserrato in codice rosso, pronto soccorso preso d’assalto e personale ridotto all’osso: sanità sarda al collasso

La denuncia del NurSind. "AOUCA reparti sotto i contingenti minimi, ferie negate e silenzio della dirigenza. Così si distrugge la sanità e la professione infermieristica: uniamoci contro le logiche di potere"

di Valeria Putzolu
21 Giugno 2026
in cagliari, zapertura

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Policlinico di Monserrato in codice rosso, pronto soccorso preso d’assalto e personale ridotto all’osso: sanità sarda al collasso

Da anni le segnalazioni sulla carenza cronica di personale nell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Cagliari (AOUCA) restano lettera morta. Cambiano i Direttori Generali, si succedono i vertici ogni due o tre anni, ma lo spartito rimane drammaticamente lo stesso perché le promesse fatte non vengono mantenute. L’impegno di fornire più personale viene disatteso e gli organici sono sempre più carenti, così i reparti vanno avanti con continui turni di straordinario.
La denuncia sulla drammatica situazione del AOUCA arriva dal sindacato delle professioni infermieristiche, NurSind: “Oggi, con l’arrivo dell’estate, la situazione al Policlinico è precipitata oltre i livelli di guardia, trascinando intere unità operative verso un collasso strutturale che mette a rischio operatori e cittadini. Mentre la domanda di salute cresce e i Pronto Soccorso sono costantemente presi d’assalto da pazienti in cerca di un posto letto, gli organici dell’AOUCA vengono ridotti all’osso”.
Un immobilismo che la segretaria amministrativa del NurSind, Vitalia Secci, definisce inaccettabile e frutto di un “menefreghismo aziendale” che riflette il quadro desolante dell’intera Sanità Sarda.
Una radiografia del caos che arriva da moltissimi reparti. “Il sindacato raccoglie quotidianamente il grido d’aiuto dei professionisti – ha proseguito Secci – i dati e le testimonianze che arrivano direttamente dalle corsie di Chirurgia, Cardiologia, Patologia Neonatale e Medicina d’Urgenza/Pronto Soccorso disegnano una realtà ai limiti della legalità contrattuale”.
Cosa succede nei vari reparti: il racconto. Blocco di Chirurgia generale: Due infermieri si dimettono per passare alla ASL e le loro sostituzioni vengono dirottate altrove. Gli interinali deliberati per coprire maternità e lunghe assenze non si sono mai visti perché l’agenzia interinale “non ha disponibilità”. Risultato? Turni scoperti proprio ora che iniziano le ferie estive obbligatorie. Si lavora costantemente con 3 infermieri per turno, nonostante i contingenti minimi ne prevedano tassativamente 4. E i Direttori di struttura? Spariti o trincerati dietro un rimpallo di responsabilità, senza mai rimodulare l’attività ordinaria.
Cardiologia: Un reparto ad altissima complessità assistenziale che viaggia con 14 turni notturni scoperti e un ricorso massiccio alle prestazioni aggiuntive per coprire i diurni. Nonostante le criticità fossero state annunciate già ad aprile dello scorso anno, il Servizio delle Professioni Sanitarie ha autorizzato il piano ferie a maggio con una semplice mail, senza chiedere chiarimenti. Il 55% del personale rimasto ha limitazioni (esenzione dalle notti), un’unità dimissionaria da gennaio non è mai stata rimpiazzata, due infermieri sono stati “sacrificati” per garantire l’Emodinamica H24 e i rinforzi interinali deliberati sulla carta rimangono fantasmi.
Patologia Neonatale: Un reparto dove si curano le vite dei più piccoli e dei più fragili e che si trova sguarnito di ben tre infermieri andati via, due in maternità e ben quattro infortunati (di cui uno reduce da un incidente stradale mentre smontava dalla notte). Garantire i minimi assistenziali previsti dalla normativa in queste condizioni è diventato un miracolo quotidiano affidato al sacrificio dei singoli.
Il paradosso dell’estate: dove dovrebbe esserci riposo, regna il caos. “Nel periodo dell’anno in cui tutti i lavoratori avrebbero il diritto di essere più tranquilli e godersi il meritato riposo recuperando le energie psicofisiche – attacca Vitalia Secci – nei nostri ospedali regna il caos più assoluto. È assurdo. Chi è in turno deve caricarsi di responsabilità e carichi di lavoro ben oltre il normale, saltando i riposi e lavorando sotto i contingenti minimi di sicurezza”.
Il problema, rimarca il sindacato, non è circoscritto all’AOUCA ma è il sintomo di un male endemico che sta portando alla distruzione programmata del sistema sanitario pubblico regionale e nazionale.
Di fronte a una dirigenza sorda e a una gestione della cosa pubblica che crea profonde spaccature sociali, il NurSind lancia una riflessione che va oltre la semplice rivendicazione sindacale, toccando le corde dell’etica professionale: ” Se l’azienda e la politica non risponderanno immediatamente con assunzioni reali e la rimodulazione delle attività, la mobilitazione sarà inevitabile per tutelare la salute dei lavoratori e quella dei cittadini. In un momento storico in cui il mero potere la sta facendo da padrona in tutti gli ambiti della società mondiale, dove altrettanto la cattiva gestione del denaro pubblico sta creando profonde spaccature in tutta la società, ma soprattutto nell’ambito della sanità, gli Infermieri sono un’isola di umanità e resistenza che potrebbe salvare questa società, se solo si unissero in un unico potere quale il valore profondo della Professione” – conclude Vitalia Secci.

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