Li inseguivano con biciclette e monopattini, li deridevano e filmavano e lanciavano pietre e bottiglie contro i loro portoni. Tutto finiva, poi, sui social.
La notizia emersa negli ultimi giorni ho destato in città profondo dispiacere e grande preoccupazione.
“Desidero esprimere un sincero ringraziamento alle Forze dell’Ordine, agli inquirenti e a tutti coloro che, con professionalità e dedizione, stanno lavorando per accertare i fatti e garantire la sicurezza dei cittadini” spiega pubblicamente il sindaco Mario Puddu.
“La mia vicinanza va anzitutto alle persone che hanno subito questi comportamenti e alle loro famiglie. Anziani, persone con disabilità e tutti i cittadini hanno il diritto di vivere serenamente, sentirsi al sicuro e muoversi senza timore.
Allo stesso tempo, rivolgo un pensiero anche alle famiglie dei ragazzi coinvolti. Si tratta di una vicenda particolarmente delicata e dolorosa che coinvolge non solo chi ha subito questi atti, ma anche chi oggi si trova ad affrontarne le conseguenze sul piano umano e familiare.
Nel pieno rispetto del lavoro della magistratura e delle indagini in corso, ribadisco che la tutela della sicurezza, della tranquillità e della serenità dei nostri concittadini è una priorità assoluta. Come comunità abbiamo il dovere di promuovere e salvaguardare il rispetto delle persone, soprattutto di quelle più fragili, e di continuare a lavorare per costruire un clima di convivenza civile, responsabilità e solidarietà”.
I fatti: minacce, vessazioni e atti persecutori contro anziani e persone invalide, con le aggressioni filmate e diffuse sui social. È quanto emerso dall’indagine che ha portato i carabinieri a eseguire cinque decreti di perquisizione domiciliare nei confronti di altrettanti minorenni, tra i 14 e i 16 anni, nell’area della città metropolitana di Cagliari.
Gli episodi, ricostruiti dai militari della stazione di Assemini, si sono protratti per circa un anno e hanno riguardato persone ritenute particolarmente vulnerabili. I giovani sono accusati, a vario titolo e in concorso tra loro, di atti persecutori nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni.
Secondo quanto accertato dagli investigatori, il gruppo prendeva di mira le vittime seguendole per strada, insultandole e arrivando in alcuni casi fino alle loro abitazioni. Gli spostamenti avvenivano spesso a bordo di biciclette e monopattini elettrici.
Durante le incursioni sarebbero stati compiuti anche atti vandalici, con colpi ai portoni delle case, lanci di oggetti e danneggiamenti. Le azioni venivano riprese con i telefoni cellulari e successivamente pubblicate su Instagram e TikTok.












