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Medico aggredito a Cagliari: “La sanità pubblica non è un favore, è un pilastro della società moderna”

Ennesimo episodio di violenza contro un operatore sanitario, i cittadini, frustrati da una sanità che zoppica, riversano la rabbia su chi corre da una corsia all'altra senza sosta.

di Valeria Putzolu
18 Agosto 2026
in cagliari, zapertura1

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Medico aggredito a Cagliari: “La sanità pubblica non è un favore, è un pilastro della società moderna”

Il duro commento di una dottoressa del Pronto soccorso del Santissima Trinità dopo i fatti di cronaca: “La sanità pubblica non è un favore che lo Stato concede. Non è un servizio accessorio. È uno dei pilastri che separano una società moderna da una società nella quale può curarsi bene soltanto chi può permetterselo”.

“C’è qualcosa che stiamo perdendo, lentamente.
E forse ce ne accorgeremo soltanto quando sarà troppo tardi.
Stiamo perdendo la capacità di garantire uno dei diritti più elementari di una società civile: il diritto alla salute.
Eppure continuiamo a comportarci come se il problema fosse altrove. Come se bastasse trovare un colpevole davanti a noi.
Così la rabbia si riversa su chi è più vicino: sul medico del Pronto Soccorso, sull’infermiere, sull’operatore sanitario. Su chi risponde al telefono, su chi comunica che bisogna aspettare, su chi non trova un posto letto che semplicemente non esiste.
Ma noi siamo soltanto la punta dell’iceberg”.
Pazienti senza più speranze che rinunciano anche a curarsi. Altri, invece, privi di pazienza, si scagliano contro chi è a bordo della stessa barca. “La parte visibile”, prosegue il medico pubblicamente.
“Sotto la superficie c’è una massa enorme che quasi nessuno vede: ospedali impoveriti di personale, reparti saturi, posti letto insufficienti, liste d’attesa interminabili, territorio fragile, professionisti esausti, burocrazia crescente, risorse limitate e una macchina organizzativa che troppo spesso pretende di risolvere problemi strutturali chiedendo semplicemente a chi è rimasto di lavorare di più.
E mentre tutto questo accade, ci abituiamo.
Ci abituiamo ad aspettare mesi per una visita.
Ci abituiamo ai corridoi pieni.
Ci abituiamo alle barelle.
Ci abituiamo a vedere persone anziane trascorrere ore, talvolta giorni, in un Pronto Soccorso.
Ci abituiamo a medici e infermieri che lavorano oltre il limite.
Ed è forse questa assuefazione la cosa più pericolosa.
Perché un diritto non scompare necessariamente il giorno in cui qualcuno decide di cancellarlo.
Può scomparire lentamente.
Un posto letto alla volta.
Un professionista che se ne va alla volta.
Una prestazione rimandata alla volta.
Un cittadino che rinuncia a curarsi alla volta.
E quando quel pilastro comincia a cedere, dovremmo preoccuparci tutti.
Non soltanto noi che lavoriamo negli ospedali.
Tutti.
Perché oggi dall’altra parte della scrivania, della barella o della porta del Pronto Soccorso c’è qualcun altro.
Domani potremmo esserci noi.
Il nuovo Medioevo non arriverà con castelli, torce e cavalieri.
Potrebbe arrivare molto più silenziosamente: quando considereremo normale che la possibilità di essere curati dipenda dal denaro, dal luogo in cui viviamo o dalla fortuna di trovare qualcuno ancora disponibile a curarci.
E allora forse capiremo che quella rabbia rivolta contro chi stava sulla punta dell’iceberg avrebbe dovuto essere rivolta molto prima verso ciò che, sotto la superficie, lo stava facendo crollare”.
Tags: Cagliari
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