Si cerca nei telefoni la verità sul duplice omicidio di Quartu e Solanas. Tablet e cellulari sequestrati alla donna coinvolta nella vicenda e ai fratelli Pintus potrebbero contenere gli elementi decisivi per ricostruire gli ultimi passaggi della storia e, soprattutto, chiarire il movente che avrebbe legato i due episodi. L’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Giangiacomo Pilia.
Al centro delle indagini c’è Alessandro Pintus, accusato di aver ucciso il fratello e la moglie e di aver tentato di investire un uomo residente a Solanas. Proprio quest’ultimo, secondo la ricostruzione degli investigatori, si sarebbe trovato al bar di Solanas all’alba del 23 luglio e avrebbe assistito alla scena: dopo aver sparato un colpo in testa alla moglie, Pintus avrebbe cercato di investire il testimone con la propria auto. L’uomo sarebbe però riuscito a evitare il veicolo, spostandosi dalla traiettoria e mettendosi in salvo. Subito dopo il killer reo confesso è andato nella casa di famiglia a Margine Rosso, a Quartu Sant’Elena, e ha ucciso suo fratello Andrea di 42 anni.
Gli accertamenti sui dispositivi elettronici potrebbero ora consentire agli investigatori di ricostruire contatti, messaggi e spostamenti dei protagonisti, facendo luce sui rapporti tra le persone coinvolte e sui motivi che avrebbero innescato la sequenza di violenza culminata nei due episodi. Michela Rubiu, 47 anni, è morta ieri dopo 25 giorni di agonia all’ospedale Brotzu di Cagliari: lascia una figlia di 15 anni e un bimbo di 18 mesi avuto con il suo assassino.
Gli accertamenti sui dispositivi elettronici potrebbero ora consentire agli investigatori di ricostruire contatti, messaggi e spostamenti dei protagonisti, facendo luce sui rapporti tra le persone coinvolte e sui motivi che avrebbero innescato la sequenza di violenza culminata nei due episodi. Michela Rubiu, 47 anni, è morta ieri dopo 25 giorni di agonia all’ospedale Brotzu di Cagliari: lascia una figlia di 15 anni e un bimbo di 18 mesi avuto con il suo assassino.









