La festa di Sant’Efisio tra pandemia, dermatite bovina, overtourism: cambia nel tempo, si adatta alle criticità del periodo storico ma la solenne promessa no. Resiste nel tempo e niente ferma il popolo sardo per sciogliere il voto al Santo più amato della Sardegna. Per Efisio, anche un cortometraggio ideato dall’artista Filippo Arras, che ambienta il martire in una Cagliari sconfitta, sporca, desolata e vuota.
Gira a cavallo, dispiaciuto per la sua città: prende in mano una mascherina gettata in terra, trova il teschio di un bue e si rammarica nel vedere le vie del centro storiche deserte.
Ma niente è perduto: la voce di una bambina lo chiama, “Efis, la festa sta iniziando, la nostra promessa è rinnovata”.
Il Santo viene accolto da tanti bambini in abito sardo, cammina con loro verso la chiesa, illuminata dal sole e dal calore della sua isola.
Nell’ultima sequenza si vede la processione del “futuro”, tra animali robotici e non umani ma sempre con i colori degli abiti tradizionali. Un invito a riflettere per le generazioni che si susseguiranno nel tempo insomma. “In una realtà isolana in cui ci ritroviamo a dover fare i conti con nuove pandemie, focolai di dermatite bovina e fenomeni di overtourism, è
necessario ripensare ad un nuovo patto, una nuova promessa con il nostro
Patrono” spiega Arras. Uno spunto di riflessione per le nuove generazioni, quindi, il messaggio del cortometraggio realizzato.
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