Home Care Premium (HCP), professionisti “invisibili”: otto mesi senza stipendio. Anche a Cagliari e in Sardegna il grido d’allarme da chi si prende cura dei fragili e non va meglio sul fronte delle prestazioni integrative. Professionisti che garantiscono la qualità della vita dei pazienti si trovano da 8 mesi a erogare prestazioni senza ricevere retribuzione. Marco Romano, educatore professionale: “Per una famiglia media che assiste un anziano non autosufficiente o un figlio con grave disabilità, questo significa aver anticipato somme che oscillano tra i 5.000 e i 10.000 euro”.
L’Home Care Premium (HCP) è un servizio finanziato dai contributi degli stessi dipendenti pubblici. “Eppure, dal subentro del nuovo bando a luglio 2025, l’INPS sembra aver smarrito la rotta. Il meccanismo è inceppato: le famiglie caricano le fatture, il sistema le “accetta” formalmente, ma i bonifici non arrivano”.
Il progetto Home Care Premium (HCP) è un’iniziativa dell’INPS (Gestione Dipendenti Pubblici) nata per sostenere la permanenza a domicilio delle persone non autosufficienti, fragili e disabili. Non si tratta di un semplice sussidio, ma di un sistema di welfare integrato.
“Siamo a marzo 2026 e il bilancio è tragico: otto mesi di arretrati.
La situazione è diventata insostenibile. Molte famiglie, non ricevendo il contributo “prevalente” (quello per la badante), si sono viste costrette a attingere ai risparmi di una vita, svuotando conti correnti destinati alle emergenze.
Ricorrere a prestiti bancari per pagare gli stipendi mensili degli assistenti, pagando interessi su soldi che l’INPS dovrebbe erogare di diritto.
Licenziare l’assistente domiciliare, condannando il disabile all’isolamento o, peggio, al ricovero forzato in strutture RSA, con un costo sociale e umano incalcolabile.
In Sardegna, dove la rete dei servizi territoriali è già storicamente fragile, il blocco dell’HCP sta creando un vuoto assistenziale che i Comuni non riescono a colmare. La scelta per migliaia di sardi è drammatica: mangiare o curarsi?”.
Molti di loro operano come liberi professionisti o tramite piccole cooperative locali, continuano a lavorare per etica professionale, seguendo i pazienti perché sanno che sospendere una terapia significherebbe vanificare anni di progressi.
“Ma come può un fisioterapista o un educatore pagare l’affitto, le bollette e le tasse (che lo Stato continua a pretendere puntualmente) se non riceve compensi da luglio?”.
“Ciò che indigna non è solo il ritardo tecnico, ma la gestione comunicativa. Le sedi territoriali dell’INPS spesso non hanno risposte, i call center rimbalzano le responsabilità e le circolari interpretative arrivano con mesi di ritardo”.
La rabbia incalza: “Non è accettabile che un ente pubblico si trasformi nel principale debitore moroso verso i propri cittadini più vulnerabili, si parla di “problemi di migrazione dei dati” e “allineamento software”, ma dietro queste sigle tecnocratiche ci sono persone che non possono fare la spesa. Un Paese che si definisce civile non può permettere che la digitalizzazione diventi un paravento per l’inefficienza, specialmente quando in gioco c’è la dignità della vita domiciliare”.












