Dichiarazioni, quelle di Vannacci, che hanno diviso l’opinione pubblica tra chi si batte per inasprire le pene contro l’uomo assassino e chi, invece, lo considera un omicidio come tutti gli altri. Ma a San Sperate queste parole sono rimbombate come un colpo al cuore, perché non dimentica la silenziosa fiaccolata, tutti insieme, uniti, per ricordare Francesca Deidda e urlare “no alla violenza contro le donne”.
Due anni fa tutti hanno conosciuto il sorriso della 42enne, le foto della donna erano diventate di dominio pubblico e si sperava in un lieto fine anche se si cercava il suo corpo. Perché niente lasciava presagire una conclusione dell’indagine positiva, più passavano i giorni e più i sospetti si concentravano sul marito. Era il 18 luglio quando un cane delle forze dell’ordine aveva fiutato qualcosa nelle campagne presso la vecchia Orientale Sarda: sotto la terra c’era un borsone che conteneva i resti della povera Francesca, uccisa senza pietà da chi le aveva promesso amore eterno, da chi si era stancato del matrimonio e aveva deciso di sbarazzarsi della moglie senza troppi pensieri.
Nessuno a San Sperate dimentica quei giorni caldi e afosi, quando le lacrime e lo sconcerto avevano oscurato il sole d’estate. E tanto meno il sindaco Fabrizio Madeddu che, oggi, rabbrividisce dopo aver ascoltato e letto le dichiarazioni del Generale Vannacci. “Ogni omicidio è una tragedia ma un femminicidio ha qualcosa di più.. tanto di più. Questo “di più” è una relazione affettiva che si basa sul controllo e sul possesso.
𝗖𝗵𝗶𝗲𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼𝗹𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮’ 𝗱𝗶 𝗦𝗮𝗻 𝗦𝗽𝗲𝗿𝗮𝘁𝗲 𝗼 𝗮𝗶 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗲𝘀𝗰𝗮 se quanto accaduto alla nostra compianta compaesana può essere considerato semplicemente “un omicidio come tutti gli altri”.
Ritengo le dichiarazioni del Generale oltreché non condivisibili, difficili da accettare.
Non possiamo accettare delitti che trasformano le mura domestiche in luoghi di sopraffazione e di morte.
Spero che il collega di Villasimius Gianluca Dessi prenda le distanze dalle affermazioni del suo capo di Partito” ha espresso il sindaco del paese dove la bella Francesca viveva nella casa coniugale sino al 30 maggio 2024, giorno in cui è stata uccisa, massacrata violentemente nella sua “home, sweet home”.













