L’autore del “Falso Archeologico”, situato nel vicentino dichiarò di aver riportato alla luce un antico complesso ancora poco conosciuto, frequentato in antichità dai Romani e addirittura da personaggi storici dell’epoca come Giulio Cesare e Cleopatra; tutto ciò per attirare l’interesse dei visitatori e dei turisti.
Sfruttando la curiosità per la scoperta, nel corso di alcuni mesi venivano organizzate visite guidate, eventi culturali, spettacoli e serate enogastronomiche; l’ingresso al sito e la partecipazione agli eventi ivi organizzati arrivava a costare fino a quaranta euro a persona.
I visitatori ed i turisti pagavano la somma richiesta, convinti in buona fede di accedere ad un sito archeologico fino a quel momento sconosciuto, non sospettando nulla di anomalo.
Le verifiche poste in essere dalla Procura di Vicenza, su segnalazione del Comune di Arcugnano ed in stretta collaborazione con la Soprintendenza e l’Arma dei Carabinieri, accertarono che l’ “Anfiteatro Marittimo Berico” non era un sito archeologico “autentico”, ma bensì una costruzione moderna realizzata in un area di circa 5.000 metri quadrati sottoposta a vincolo paesaggistico.
Per costruire la struttura e realizzare l’intero “falso sito archeologico” si era proceduto ad effettuare grossi lavori di sbancamento del terreno e di disboscamento in una zona collinare e si erano usati blocchi di pietra antichizzati artificialmente per farli apparire vecchi di secoli.
Per completare la messinscena, l’ideatore della struttura aveva proceduto a realizzare anche un piccolo laghetto artificiale nell’area del finto teatro ed a disseminare il sito di statue di gesso e colonne cementizie.
A seguito degli accertamenti, l’area era stata sequestrata, poiché tutte le opere erano state eseguite senza nessun tipo di autorizzazioni, a partire da quelle edilizie, per proseguire con quelle relative alla tutela paesaggistica e per finire con quelle di competenza archeologica.
Il lungo iter giudiziario ha visto la difesa dell’ideatore del sito percorrere tutte le strade possibili per evitargli il carcere ma la sentenza della Corte di Cassazione ha reso definitiva la sua condanna, per cui alla fine è entrato nel carcere di Ventimiglia per scontare una pena di due anni e quattro mesi di reclusione.
L’autore del clamoroso falso è stato condannato in via definitiva per abuso edilizio, contraffazione di opere d’arte e realizzazione di manufatti senza le necessarie autorizzazioni, oltre a una multa di 3.000 euro, il risarcimento dei danni al Comune e l’obbligo di demolire le opere abusive realizzate, ripristinando altresì lo stato originario della collina.
Al momento, il sito, noto come “Anfiteatro Marittimo Berico”, risulta in stato di abbandono, non essendosi poi proceduto ad alcun lavoro di demolizione delle strutture abusive né al ripristino ambientale e paesaggistico della zona.












