Cantieri, spazzatura e sicurezza: così Cagliari ha voltato le spalle a Truzzu

Blocco del traffico con commercianti in ginocchio e automobilisti furibondi: il colpo di grazia dopo anni di promesse tradite su rifiuti e controllo del territorio. Al sindaco è mancato il graffio vincente e il coraggio di osare che aveva caratterizzato le amministrazioni di Delogu, Floris e Zedda.


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Il colpo di grazia l’hanno dato i tanti cantieri aperti simultaneamente che hanno costretto i cagliaritani a lunghe code in auto. Ma molti elettori di centrodestra l’avevano già condannato per promesse tradite sulle pulizia delle strade e la sicurezza in città. Così i cagliaritani hanno voltato le spalle a Paolo Truzzu, il consigliere regionale capace 5 anni fa di strappare il capoluogo alla sinistra e che oggi, primo caso da quando è entrata in vigore la nuova legge per le elezioni dei consigli comunali alla metà degli anni ’90 del secolo scorso, rinuncia alla sfida per la riconferma a palazzo Bacaredda e sceglie il consiglio regionale dopo il ko contro Alessandro Todde.
Soltanto il triste finale di una storia d’amore, quella tra i cagliaritani e il pupillo di Giorgia Meloni, che si è logorata nel corso della consiliatura. Cinque anni in cui le critiche più feroci piovute contro il governo della città non sono arrivate da sinistra: è stata la destra a gridare più forte il proprio malcontento contro il governo della città.
Nel corso della campagna elettorale del 2019 Truzzu e i suoi attaccarono con violenza il nuovo sistema di raccolta differenziata dei rifiuti messo in campo dalla giunta Zedda. Erano i mesi del rodaggio e la spazzatura, abbandonata dai cafoni evasori tari della città e dell’hinterland privati dei cassonetti, inquinava i marciapiedi. Ma dopo la vittoria di Truzzu il problema continuò a persistere. Solo che la colpa non fu più attribuita al sistema di raccolta (regolato da un bando molto rigidi e che lasciava pochi margini di manovra, in barba alle promesse irrealizzabili di alcuni candidati di destra in campagna elettorale) ma genericamente ai “caddozzi” e la fiducia conquistata alle urne cominciò così a incrinarsi. La situazione oggi è complessivamente migliorata, ma, nonostante l’impegno, in alcune zone della città (in periferia, ma anche in centro), continuano a spuntare sacchetti di spazzatura maleodorante, facendo montare la delusione della cittadinanza.
L’altro capitolo è quello della sicurezza. Tutti ricordano la marcia di Truzzu contro i reati commessi dagli immigrati irregolari che in quegli anni arrivavano in città, ma l’arrivo della destra al governo del capoluogo non ha intimidito i malviventi (anche perché in materia i poteri del primo cittadino sono limitati, ma più di qualcuno si era scordato di ricordarlo agli elettori in campagna elettorale) né stranieri, né locali. Truzzu si era inventato l’assessorato alla Sicurezza: un pacchetto vuoto affidato alla Lega e poi fatto sparire senza troppe spiegazioni.
Piazza del Carmine ha vissuto qualche evento spot, ma è rimasta un luogo di spaccio e teatro di violente rese dei conti delle bande dei pusher e la situazione è precipitata anche alla Marina, dove la malamovida spadroneggia. E così la percezione dell’insicurezza in città resta alta, come testimoniano le incessanti denunce dei comitati dei residenti del centro storico.
Il resto l’hanno fatto i cantieri. Passata la tempesta del Covid, dopo il mancato l’ingresso in Parlamento, Truzzu ha puntato tutto sulle opere pubbliche per giocarsi la riconferma. L’apertura contemporanea dei cantieri di via Roma, viale Buoncammino e viale Trieste, si è sovrapposta a quello dell’Arst per la metropolitana leggera di via Dante, congestionando la viabilità cittadina e isolando il centro rendendolo praticamente irraggiungibile in auto per la disperazione di tanti commercianti costretti a chiudere. Il blocco della viabilità ha anche costretto il sindaco al valzer del palco di Capodanno, condannando Marco Mengoni a esibirsi alla Fiera.
Pochissimi i tagli dei nastri. Di Truzzu in questo momento non esiste un’opera conclusa che abbia conquistato il cuore dei cagliaritani: viale Buoncammino piace, ma l’isolamento e l’assenza dei servizi (chioschi inesistenti) hanno limitato la fruibilità dello spazio. Complice il deficit sulla comunicazione ammesso dal sindaco, dei cantieri oggi i cagliaritani conoscono solo i disagi per i tempi lunghi che hanno messo in ginocchio tantissimi commercianti e complicato la vita agli automobilisti.
Tra le altre promesse mancate l’apertura dell’Anfiteatro romano, un altro dei tormentoni della campagna elettorale della destra, rimasto chiuso agli spettacoli e ancora cantiere di restauro, in una città da tempo priva di uno spazio adeguato per i grandi eventi.
Con la mancata chiusura dei cantieri Truzzu ha messo la firma sulla propria fine. Troppo pochi i momenti d’oro che l’hanno visto in sintonia col proprio elettorato (concerto di Blanco e ritorno del Cagliari in serie A) e le iniziative che hanno funzionato (gli abbonamenti di bus low cost e lo spazio per i disabili gravi al Poetto). La trasparenza, la buona e ordinaria amministrazione e gli investimenti approvati e mandati avanti non sono bastati. Decisive anche scelte sbagliate nei posti chiave. Alcuni assessori hanno deluso le aspettative, ma sono rimasti al loro posto nonostante la lamentele, anche interne alla maggioranza stessa. Mentre Rita Dedola, una delle migliori in squadra, ha abbandonato il sindaco al suo destino. E mentre Cristina Mancini toglieva tutte le castagne dal fuoco a Zedda e faceva correre la macchina amministrativa comunale, i direttori generali scelti da Truzzu non hanno confermato le performance della gestione del centrosinistra, deludendo anche tanti consiglieri della maggioranza.
Deficitaria anche la gestione dei dirigenti comunali (anche i migliori sono stati caricati di lavoro eccessivo e non hanno potuto rendere al meglio) coi quali non sono mancati i momenti di tensione culminati nella lettera scritta da tutti i funzionari più importanti di palazzo Bacaredda in cui chiedevano al sindaco tutele in occasione dello scontro di fuoco con gli ambulanti.
Troppo molle con le ingerenze di Solinas (fondi in ritardo sullo stadio e paventata chiusura del Brotzu) e col gruppo dei moderati che ha fatto ballare la maggioranza, a Truzzu è mancato il graffio vincente e il coraggio di osare che invece aveva caratterizzato le amministrazioni di Delogu e Zedda e, in parte con le prime pedonalizzazioni, anche di Floris.
Così il sindaco di Fdi ha catalizzato su di sé tutto il malcontento degli elettori delusi a destra e troppo spesso sono stati pochissimi i consiglieri di centrodestra ad aiutarlo o a fargli da scudo, anche sui social network.
La batosta del 25 febbraio è stata pesante, anche sul piano umano. Truzzu, che si è assunto tutta la responsabilità della sconfitta, verrà proclamato consigliere regionale e subito dopo si toglierà la fascia tricolore, al termine di 5 anni deludenti. Con tanti, troppi, rimpianti.


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