Rabbia, dolore e senso di impotenza. È la dura denuncia arrivata alla nostra redazione da una madre cagliaritana, che racconta quanto vissuto dal figlio ricoverato nel reparto di chirurgia d’urgenza dell’ospedale Brotzu dopo essere rimasto vittima di un grave incidente stradale.
Secondo il racconto, il giovane sarebbe stato lasciato per ore senza assistenza adeguata, impossibilitato ad alzarsi dal letto a causa dei traumi riportati in un incidente frontale. La madre parla di campanelli non funzionanti, di richieste di aiuto rimaste senza risposta e di un antidolorifico chiesto e arrivato, a suo dire, con oltre un’ora e mezza di ritardo.
“È stato lavato in modo sommario e movimentato senza attendere che il farmaco facesse effetto – scrive la donna –. Il viso non gli è stato lavato perché, secondo il personale, aveva ancora l’uso delle mani, ma gli è stato chiesto di arrangiarsi con un dischetto di cotone e con l’acqua che abbiamo portato noi familiari”.
La denuncia si fa ancora più dura quando la madre racconta di lunghe assenze del personale dal reparto. “Infermieri irreperibili per ore, mentre i pazienti chiedevano aiuto. Quando li si andava a cercare, si mostravano infastiditi e ignoravano ancora di più i bisogni e il dolore dei ricoverati”, afferma.
La donna sottolinea anche di essere lei stessa un’operatrice sanitaria e punta il dito contro quella che definisce una gestione inaccettabile dell’assistenza: “Anche i piedi fanno parte del corpo e vanno lavati. Parliamo di un reparto di chirurgia d’urgenza, non di una struttura qualunque”.
Una testimonianza forte che riaccende il dibattito sulla sanità sarda e sulle condizioni di assistenza nei reparti ospedalieri. Al momento si tratta di accuse tutte da verificare, ma che meritano attenzione e chiarimenti da parte della direzione sanitaria dell’ospedale Brotzu.
La madre conclude con amarezza: “Mi sento disgustata e impotente, bloccata fuori da un reparto che non funziona, mentre mio figlio soffre”.













