Non è il multiverso, ma quasi: a Cagliari il locale storico “Il Merlo parlante”, seguito da ‘Pani e Casu’ e altri, è privato della sua “anima esterna”
Uno scenario che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato impensabile per uno dei locali più iconici della città. Il Merlo, in via Portoscalas, non è solo un bar: è un pezzo di storia della movida cagliaritana, ritrovo fisso per generazioni di clienti, a partire dai 20 anni d’età fino ai 40 e oltre. Un punto di riferimento trasversale, dove serate, incontri e abitudini si sono intrecciati per anni nel cuore del centro storico.
E invece succede davvero: il Comune ha avviato una stretta sulle concessioni per l’occupazione del suolo pubblico, colpendo i locali non in regola con i tributi, in particolare con la Tari. Il risultato è una raffica di revoche che cambia il volto delle vie più frequentate.
Nel mirino finiscono diversi esercizi, molti dei quali noti in città. Tra questi: Osteria Kobuta, in vico Carlo Felice; Caffè dell’Angolo, in via Pergolesi; Derò, in via Napoli; Eva Coffee Bar, in via Pergolesi; Il Merlo, in via Portoscalas;
Nasip (cucina khyrghysa), in via Napoli;
Pani e Casu, al Bastione di Santa Croce;
Roja, in via Baylle.
Nomi conosciuti, frequentati, parte integrante della quotidianità cittadina: casi emblematici come Pani e Casu e altri locali simbolo della ristorazione e della movida finiscono così sotto la scure dei controlli.
Fa eccezione il Dry Hop di Santa Chiara: qui la concessione è stata ripristinata dopo aver accertato che il pagamento della Tari era stato effettuato, anche se non comunicato correttamente.
Dal mondo delle imprese arriva l’appello all’equilibrio: far rispettare le regole, sì, ma senza ignorare le difficoltà economiche di un settore già sotto pressione.
Intanto il centro cambia faccia: meno tavolini, più controlli. E anche luoghi simbolo come il Merlo, almeno per ora, devono fare i conti con una città diversa.











