Brucia l’isola dei nuraghi, ogni giorno è un bollettino di guerra che segna i territori già ampiamente messi a dura prova.
“Scrivo queste parole non solo come vigile del fuoco, ma come uomo profondamente legato alla sua terra.
Ogni volta che suona l’allarme e veniamo chiamati a intervenire per un incendio, sappiamo che stiamo andando incontro a qualcosa che lascia il segno. Sappiamo che rischieremo la nostra incolumità per proteggere vite umane, animali, case e quel patrimonio naturale che rende la Sardegna una terra straordinaria” scrive il vigile Elia nei social.
“Ma quello che vediamo troppo spesso è qualcosa che non si dimentica.
È straziante assistere alla carneficina provocata dal fuoco. Le fiamme avanzano senza pietà, divorano tutto ciò che incontrano, cancellano in poche ore ciò che la natura ha costruito in decenni. Alberi secolari che crollano, campagne ridotte in cenere, animali terrorizzati che cercano inutilmente una via di fuga, cuccioli e fauna selvatica intrappolati in un inferno di fumo e calore.
E noi siamo lì, in mezzo a quell’inferno.
Respiriamo fumo, affrontiamo temperature estreme, lavoriamo per ore senza fermarci, spesso mettendo a rischio la nostra stessa vita. Lo facciamo perché è il nostro dovere, ma anche perché amiamo questa terra e non vogliamo vederla morire.
La cosa più dolorosa è sapere che molti di questi incendi potrebbero essere evitati. Dietro certe devastazioni non c’è la fatalità, ma l’incoscienza o, peggio ancora, la mano criminale di chi decide di appiccare il fuoco senza pensare alle conseguenze.
A chi compie questi gesti vorrei chiedere una sola cosa: avete mai visto negli occhi un animale agonizzante circondato dalle fiamme? Avete mai visto una famiglia piangere davanti alla propria casa minacciata dal fuoco? Avete mai visto il volto stanco e segnato di chi combatte per ore contro un muro di fiamme che sembra non finire mai?
Noi lo vediamo. Lo vediamo ogni volta.
E purtroppo, a volte, il prezzo più alto lo pagano le persone. Ci sono momenti in cui il fuoco non si limita a distruggere la natura: porta via affetti, ricordi e vite umane. Sono immagini che restano dentro per sempre e che nessun vigile del fuoco riuscirà mai a dimenticare.
Oggi provo dolore. Un dolore profondo, autentico. Ma provo anche rabbia e disgusto nel vedere la mia Sardegna ferita ancora una volta. Ogni ettaro bruciato è una ferita nel cuore di tutti noi. Ogni animale morto, ogni bosco distrutto, ogni paesaggio trasformato in cenere rappresenta una perdita che appartiene all’intera comunità.
Non possiamo abituarci a tutto questo. Non possiamo considerare normali queste tragedie.
La Sardegna non è soltanto un territorio. È la nostra casa. È la terra che abbiamo ricevuto in eredità e che abbiamo il dovere morale di consegnare integra a chi verrà dopo di noi.
Da vigile del fuoco continuerò a fare il mio dovere, come fanno ogni giorno i miei colleghi, con coraggio, sacrificio e senso di responsabilità. Ma il mio sogno è che arrivi il giorno in cui non saremo più costretti a vedere la nostra isola bruciare.
Perché ogni incendio non spegne soltanto un bosco.
Spegne un pezzo della nostra anima”.
Parole che hanno fatto subito il giro del web, condivise da cittadini e colleghi dell’uomo: “Non è semplice esprimere e far capire quello che vedono i nostri occhi e i sentimenti che proviamo di fronte alla devastazione degli incendi e alla sofferenza delle persone…..Dipende dalla capacità di comprendere e immedesimarsi e non solo dal senso di appartenenza come uomini Sardi.
La nostra anima è colma di cicatrici che ci portiamo avanti nel tempo e ci rendono più consapevoli del ruolo che ricopriamo….Non auguro a nessuno di provare il senso di frustrazione che ci attanaglia quando dopo aver lavorato estenuamente per ore nel tentativo di salvaguardare con ogni mezzo a disposizione vite, beni del nostro meraviglioso territorio, percepisci che non basta, e ci si sente impotenti senza poter recriminare niente a noi stessi…..e si va avanti con coraggio e umiltà” scrive Cristian.











