Si è sentito, ancora una volta, vittima di una burocrazia che, invece di facilitare la vita dei cittadini, rischia di complicarla ulteriormente con sistemi che non sono pronti a essere utilizzati.
Un episodio che ha dell’incredibile si è verificato negli uffici per le politiche sociali di Assemini, in via Cagliari, alle ex scuole Pintus. Protagonista un pensionato che, dopo aver tentato di completare una pratica amministrativa, si è trovato di fronte a un problema inaspettato e quasi surreale: l’impossibilità di utilizzare il suo Spid per completare l’operazione, nonostante avesse correttamente attivato la carta di identità elettronica (CIE) abilitata per eseguire atti amministrativi.
L’uomo, recatosi agli sportelli per una pratica legata a prestazioni sociali, ha presentato la sua CIE, una carta di identità elettronica che include il sistema Spid (Sistema Pubblico di Identità Digitale) e consente ai cittadini di accedere a numerosi servizi pubblici online, inclusi quelli comunali. Tuttavia, gli operatori hanno richiesto un altro tipo Spid attraverso il dispositivo a disposizione, bloccando di fatto l’intero processo.
Una situazione paradossale, che ha lasciato il pensionato incredulo e visibilmente frustrato. “Ho seguito tutte le procedure, ho la CIE attiva, eppure non sono riusciti a farmi completare la mia pratica. Mi hanno detto che non potevano leggere il mio Spid, ma non è quello che mi avevano detto quando mi sono recato a ritirare la carta di identità elettronica. È una cosa assurda” ha raccontato l’uomo.
Da tempo, infatti, è stato promosso l’uso del Spid per snellire la burocrazia e permettere ai cittadini di accedere a servizi pubblici in modo rapido e sicuro. Tuttavia, come dimostra questo caso, la realtà sembra essere ben lontana dall’efficienza promessa.












