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Uta, devastazione alle pendici di Monte Arcosu: l’oasi del cervo rasa al suolo per far spazio al maxi impianto fotovoltaico

La rabbia dell'ex presidente della Regione Mauro Pili: "Chi ha avvisato i canadesi della Canadian Solar che il loro devastante progetto sarebbe stato approvato un anno dopo dal Consiglio dei Ministri italiano?"

di Valeria Putzolu
7 Giugno 2026
in area-vasta, zapertura

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Uta, devastazione alle pendici di Monte Arcosu: l’oasi del cervo rasa al suolo per far spazio al maxi impianto fotovoltaico

È di pochi giorni fa la notizia che il noto progetto della multinazionale 8Rener8 Power, nonostante il parere negativo del Ministero della Cultura dovuto alla presenza di beni paesaggistici, ambientali e archeologici nell’area interessata, è stato approvato.
Un anno fa le immagini del disboscamento pubblicate da Pili avevano sollevato dubbi e timori per il futuro del territorio. Pili denunciò pubblicamente e ora interroga: “Perchè la Regione, dopo le mie denunce documentate, ha consentito che venissero rasi al suolo migliaia di alberi che costituivano una protezione naturale per l’Oasi del Cervo?

Un progetto con un parere contrario della Soprintendenza e quello vergognosamente a favore del Ministero dell’Ambiente!
Lì, a differenza di quello che dichiara il ministero, non c’era nessuna zona industriale, ma un’area forestale agricola fondamentale per la tutela delle pendici di Monte Arcosu!

Le immagini del 27 marzo sono una prova regina del falso commesso dal Governo: terra viva, alberi, migliaia di eucalipti abbattuti e destinati a sparire, una barriera vegetale che per anni ha fatto da protezione naturale alle pendici del Monte Arcosu. L’ennesima ferita aperta in Sardegna in nome di una transizione energetica usata come grimaldello per occupare suolo, cancellare paesaggio e trasformare il verde in distese industriali di pannelli cinesi!

Il progetto approvato ricade nel Comune di Uta, proposto da Delta Acquario S.r.l., società controllata al 100% dal gruppo Canadian Solar, sviluppato da Regener8 Power per Canadian Solar”.

“Il progetto – prosegue Pili –  interferisce anche con fasce di tutela paesaggistica legate ai corsi d’acqua, tra cui il Riu S’Isca de Arcosu e la Gora de S’Acqua Frisca, e la Soprintendenza ha evidenziato profili di incompatibilità paesaggistica ai sensi del Codice dei beni culturali
Non basta, nel parere del Ministero della Cultura si parla di criticità pesantissime: vasta area boscata, necessità di compensazioni, consumo di territorio, impatto cumulativo con altri impianti e rischio di trasformare l’intero comparto in una distesa di fotovoltaico.

La conclusione della Soprintendenza è stata durissima: parere negativo, proposta non sostenibile paesaggisticamente, eccessivo consumo di territorio e impatti cumulativi rilevanti.
R allora la domanda è semplice:
chi ha deciso che questa devastazione sia accettabile?
Chi ha deciso che un territorio agricolo-agroforestale possa essere ribattezzato “industriale” solo per renderlo sacrificabile?
Chi ha deciso che la Sardegna debba diventare la piattaforma energetica di interessi societari lontani, mentre a noi restano polvere, recinzioni, cavidotti, pannelli e paesaggi mutilati?”

Un territorio verde, insomma, riparo e habitat per la fauna locale, che diventerà una distesa di pannelli fotovoltaici.
“Oggi, davanti all’approvazione di questo progetto, lo diciamo ancora più forte: questa non è transizione ecologica, è speculazione è colonizzazione energetica, è vile consumo di territorio”.

Tags: uta
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