Divieti, prenotazioni e ticket da pagare per parcheggiare, per andare in spiaggia, per vivere, insomma, una giornata al mare.
Dopo il caso di Punta Molentis, dove anche il parasole è diventato un lusso per pochi fortunati che non si ustioneranno sotto il sole, che ha aperto la stagione, sono seguite le solite ordinanze restrittive per molte spiagge sarde e i mangia soldi per prenotare o pagare i parcheggi viaggiano a gonfie vele e fanno incetta di monete e banconote. Turisti, tanti, ma soprattutto sono i sardi che devono spendere un occhio e un rene per una giornata di relax dopo una dura settimana di lavoro.
La proposta di una tessera per agevolare chi abita 365 giorni l’anno in Sardegna parte da Raoul Susini, ceramista di Cagliari, che sino all’anno del covid realizzava manufatti e souvenir esposti a due passi dalla Torre dell’Elefante.
Oggi ha cambiato mestiere, dall’alto, con i droni, riprende le meraviglie del territorio sardo grazie all’attestato ottenuto dopo l’esame regionale di tecnico droni pilota SAPR per la Regione Sardegna.
E proprio pilotando il drone ha preso maggiore consapevolezza delle bellezze dell’isola: beni da tutelare e valorizzare, ma anche da vivere. Però, in estate, le spiagge a volte diventano un sogno per pochi: “La Sardegna non è solo un luogo, è la nostra casa, la nostra storia, la nostra identità. Il mare è il nostro respiro, la sabbia sotto i piedi è il legame profondo con la nostra cultura e il nostro futuro” spiega Susini. “Basta sentirci esclusi dal nostro mare. Basta pagare per ciò che è sempre stato nostro.
C’è una domanda che migliaia di sardi stanno iniziando a porsi.
Quando è successo che per andare al mare nella nostra terra abbiamo iniziato a sentirci ospiti?
Negli ultimi anni la Sardegna ha visto nascere ticket, prenotazioni obbligatorie, accessi contingentati, parcheggi sempre più costosi e porzioni di spiaggia sempre più ridotte. Da nord a sud il fenomeno cresce anno dopo anno.
A Stintino per andare alla Pelosa bisogna prenotare e pagare un ticket. A San Teodoro l’accesso a Cala Brandinchi e Lu Impostu è regolamentato. A Teulada c’è il numero chiuso a Tuerredda. A Orosei ci sono limiti e costi per accedere a Bidderosa. A Villasimius aumentano i controlli, i parcheggi e oggi perfino l’accesso a Punta Molentis arriva a costare 10 euro a persona con limitazioni che hanno acceso il dibattito in tutta l’isola.
La tutela ambientale è sacrosanta.
Nessuno vuole distruggere le nostre spiagge.
Ma una domanda resta aperta: possibile che per proteggere il mare si debba rendere sempre più difficile viverlo per chi in Sardegna ci è nato, ci lavora e paga le tasse tutto l’anno?
Una famiglia sarda composta da padre, madre e due figli può arrivare a spendere decine di euro soltanto per trascorrere una giornata in spiaggia tra accessi, parcheggi e servizi.
E mentre il turismo cresce, molti residenti iniziano a percepire un paradosso: il mare che appartiene a tutti sembra sempre meno accessibile a chi vive qui.
Per questo nasce la proposta del Pass Mare per i Sardi.
Non un privilegio.
Non una guerra contro i turisti.
Non un favore.
Ma il riconoscimento di un principio semplice”.
La proposta è stata lanciata lo scorso anno e già migliaia di persone hanno firmato la petizione https://c.org/PYssPr5x84
“Chi vive in Sardegna deve poter godere della Sardegna.
Immaginate di avere nel portafoglio una tessera digitale regionale.
Una tessera che permetta ai residenti di accedere a tariffe agevolate nei parcheggi delle spiagge.
Una tessera che garantisca quote di accesso dedicate ai residenti nelle spiagge a numero chiuso.
Una tessera che riconosca il diritto di una famiglia sarda a vivere il proprio mare senza dover affrontare ogni estate una corsa a prenotazioni, ticket e costi sempre maggiori.
Immaginate un anziano che ha sempre frequentato la stessa spiaggia e che non riesce più a trovare posto.
Immaginate una famiglia numerosa costretta a rinunciare a una giornata al mare perché il costo complessivo diventa troppo alto.
Immaginate i giovani sardi che vedono trasformarsi le spiagge della loro infanzia in luoghi accessibili solo a chi può permetterselo.
Il Pass Mare non toglie nulla a nessuno. Non chiude la Sardegna. Non penalizza il turismo.
Anzi.
Rende più giusto il rapporto tra chi arriva e chi vive qui tutto l’anno.
Perché una terra che accoglie milioni di visitatori deve prima di tutto garantire dignità e accessibilità ai propri cittadini.
Oggi migliaia di persone hanno già firmato questa richiesta.
Ma per trasformare una protesta in una proposta servono molte più voci.
L’obiettivo è raggiungere 12.000 firme.
Poi raccoglierle nelle piazze della Sardegna.
Portarle davanti alla Regione.
E chiedere che il diritto al mare per i sardi diventi finalmente una politica concreta.
Perché il mare della Sardegna è un patrimonio del mondo.
Ma prima di tutto è casa nostra”.












