La resa dei conti, il giorno dopo la pensante sconfitta al referendum sulla giustizia, è iniziata: il contraccolpo politico della sconfitta al referendum travolge il governo e apre una fase di resa dei conti interna alla maggioranza, con la premier Meloni decisa ad avviare un nuovo corso in vista dell’ormai vicino appuntamento con le elezioni politiche del 2027.
Si sono dimessi Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, sottosegretario e capo di gabinetto, che hanno lasciato i rispettivi incarichi al termine di un vertice con il ministro Carlo Nordio.
Delmastro era al centro di polemiche legate alla sua condanna in primo grado per rivelazione di segreto d’ufficio, per aver diffuso informazioni riservate dell’amministrazione penitenziaria. A questo si aggiungevano accuse politiche legate a rapporti societari indiretti con persone collegate a contesti controversi. Il sottosegretario ha spiegato in una nota di aver commesso “una leggerezza” ma di non aver agito in modo scorretto, e di essersi dimesso per senso di responsabilità verso la Nazione.
Bartolozzi, capo di gabinetto, era finita al centro di critiche per commenti pubblici contro la magistratura (“sono un plotone di esecuzione”) e per il suo ruolo in vicende delicate, come la gestione della questione Almasri. Le opposizioni le hanno contestato un eccessivo intervento politico in un incarico tecnico, accusandola di influenzare decisioni ministeriali.
Ma non è tutto: perché l’onda lunga della inevitabile resa dei conti rischia ora di travolgere la ministra Santanché, mai in bilico come in questo momento, con un pressing crescente perché vada via.
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Il leader M5S Giuseppe Conte ha commentato via X: “Crolla il castello della vergogna che ha infangato il buon nome del ministero e di tutta la giustizia italiana. Delmastro si dimette con molti mesi di ritardo, dopo una condanna in primo grado e rapporti societari con la famiglia di un prestanome del clan Senese. Bartolozzi lascia dopo la gravissima vicenda Almasri e atteggiamenti da ministro ombra. L’impatto del voto popolare potrebbe far dimettere anche la ministra Santanchè”. Per Calenda le dimissioni arrivano troppo tardi mentre il Pd chiede che Nordio riferisca al Senato.











