Solinas riapre ma rimette la decisione ai sindaci, l’Anci: “Grave sgrammaticatura istituzionale”

Emiliano Deiana, Presidente Anci Sardegna: “Non siamo stati interpellati preliminarmente, inoltre il potere ordinario sull’epidemia non è in capo ai sindaci, c’è rischio di illegittimità. La regione deve chiarire”

Dopo la conferenza stampa di ieri del presidente della Regione Sardegna Christian Solinas, dove annunciava la fase 2, sono seguite subito le polemiche. A partire dai sindaci della Sardegna, ai quali è affidata la decisione delle riaperture delle attività in base all’indice di contagio che deve essere sotto 0.5. Peccato però che i primi cittadini non sarebbero stati interpellati. E che secondo il decreto ministeriale non potrebbero emanare ordinanze contingenti sull’emergenza covid.

Nella nota pubblicata ieri da Emiliano Deiana, presidente dell’Anci, si legge: “Ringraziamo il Presidente della Regione Solinas per la fiducia – nonostante il mancato confronto preliminare sul testo: consideriamo la questione una grave sgrammaticatura istituzionale poiché si agisce su competenze dirette dei comuni – che ripone nei sindaci sardi: la vera infrastruttura democratica di questa Regione.

Noi tutti, a partire dall’11 maggio, siamo pronti a far ripartire, in sicurezza, parrucchieri, barbieri, tatuatori ed estetisti e certamente (se consultati) avremmo proposto anche un piano sostenibile, nei modi e nei tempi, per la riapertura dei bar, dei ristoranti o delle attività del settore turistico con codici di comportamento e di sicurezza davvero innovativi.

Tuttavia da un’attenta lettura delle norme il potere ordinatorio sull’epidemia da Covid19 non è in capo ai sindaci almeno secondo quanto prevista dall’articolo 3 comma 2 del Decreto Legge 19 del 25 marzo 2020 che qui riportiamo: “I Sindaci non possono adottare, a pena di inefficacia, ordinanze contingibili e urgenti dirette a fronteggiare l’emergenza in contrasto con le misure statali, ne’ eccedendo i limiti di oggetto cui al comma 1”.

Tale previsione normativa rischia di scontrarsi, tuttavia, con l’articolo 5 comma 2 dello stesso DL 19 che escluderebbe le Regioni a Statuto Speciale dall’applicazione di parte del Decreto Legge.

Anci Sardegna chiede se il potere di ordinanza limitato dalla norma si applichi anche ai comuni sardi, secondo l’orientamento interpretativo prevalente, in quanto di diretta derivazione dal D.lgs 267/2000 ex art. 50.

Si chiede pertanto un chiarimento netto sul punto da parte della Regione Sardegna e del Ministero degli Interni per il tramite dei Prefetti.

Da qui all’11 maggio c’è ancora tempo e la Regione Sardegna deve sciogliere, in maniera incontrovertibile, il nodo interpretativo.

Anci Sardegna è sempre disponibile alla leale collaborazione, ma anche rispettosamente ossequiosa delle norme e pertanto chiede al Presidente Solinas di sciogliere il nodo interpretativo fra la coesistenza fra l’articolo 3 comma 2 e l’articolo 5 comma 2 del Decreto Legge 19/2020 ovvero di valutare la modifica degli articoli 13, 21 e 22 dell’Ordianza n. 20 del 2 maggio 2020 assumendo su di sé l’onere della riapertura delle attività economiche anche per non generare decisioni a macchia di leopardo che ingegnerebbero problematiche non facilmente gestibili fa comune e comune.

Si specifica, a favore dei cittadini e degli operatori economici coinvolti, che i comuni sardi vogliono una rapida definizione della procedura che li vedrebbe ritornare al lavoro in sicurezza per produrre reddito e dare il giusto sostentamento alle loro famiglie e non hanno timore, rispettando le leggi, di assumersi le proprie responsabilità così come chiedono agli altri attori istituzionali di fare altrettanto.

Purtroppo, e non per responsabilità dei sindaci sardi, siamo costretti a fare le nostre annotazioni a posteriori non essendo stati consultati preliminarmente all’adozione dell’Ordinanza da parte della Regione.

Altre considerazioni più compiute saranno svolte già domani dopo un’ulteriore e attenta e meditata valutazione del testo”.

 


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