Per Zedda Cagliari è oggi «un capoluogo scoperto». Nel suo ragionamento entrano i continui sbarchi, la situazione del centro di accoglienza di Monastir e quelli che definisce fenomeni di «delinquenza ordinaria».
Furti, rapine e sassaiole, sostiene la consigliera, sono diventati fenomeni quotidiani e rappresentano un problema che non può essere affrontato soltanto con interventi occasionali. Da qui la richiesta di prorogare la zona a sorveglianza rafforzata. Ma Zedda lo dice chiaramente: «La zona rossa non basta».
Per la consigliera servirebbe infatti una presenza più stabile e capillare sul territorio. E una delle proposte riguarda direttamente il centro della città. In occasione del bilancio, racconta, è stata chiesta al sindaco la ristrutturazione del grande centro alla Marina, con la realizzazione di un presidio di polizia urbana da mettere in collegamento con le forze dell’ordine. L’obiettivo è avere un punto di riferimento sul posto che possa garantire un intervento immediato quando si verifica una situazione di emergenza.
Ma non soltanto Marina. Zedda indica anche Is Mirrionis, San Michele e Sant’Elia come altri punti nei quali, a suo giudizio, sarebbe necessario aumentare i presidi e creare riferimenti più vicini ai cittadini, con la possibilità di un pronto intervento.
«Occorre un intervento strutturale», sostiene. E tra gli interventi strutturali inserisce anche l’illuminazione pubblica e le telecamere. Una maggiore illuminazione delle strade e un rafforzamento della videosorveglianza, secondo Zedda, dovrebbero rientrare in un piano più ampio per aumentare la sicurezza urbana, e tra gli esempi cita anche via Roma.
Poi c’è il decoro della città. Per la consigliera la sicurezza passa anche dalla qualità degli spazi pubblici e dalla loro manutenzione. Nel suo ragionamento entrano fontane, bagni pubblici e altri interventi di riqualificazione. Tra i progetti citati c’è quello per il recupero delle Scalette di Santa Chiara, nel centro storico.
Zedda affronta anche il tema dell’accattonaggio. Il divieto, sostiene, rischierebbe di «acuire» un fenomeno di abbandono e difficoltà sociale che, secondo la consigliera, è già evidente e «non fa onore a una città».
E proprio qui il discorso si allarga oltre la semplice presenza delle forze dell’ordine. Secondo Zedda Cagliari non avrebbe una struttura sufficiente per affrontare tutti quei fenomeni sociali che richiedono percorsi di riabilitazione e reinserimento lavorativo. Per questo, sostiene, non basta una singola politica o un singolo intervento: serve un «programma straordinario».
Sul fronte della sicurezza urbana, la consigliera chiede inoltre un maggiore coinvolgimento della Polizia locale e un aumento del numero dei vigili urbani, citando l’esempio di Sassari. Ma, secondo Zedda, anche Cagliari dovrebbe chiedere un aiuto al Governo. La consigliera richiama infatti la proposta della Lega per l’impiego di 10mila militari nei capoluoghi e auspica che possa essere approvata.
Il quadro delineato da Zedda è quindi quello di un intervento che dovrebbe agire su più fronti: proroga della zona rossa, maggiori presidi nei quartieri, un punto di polizia urbana alla Marina, più vigili, illuminazione, telecamere, decoro e servizi sociali.
Una richiesta che, nella sua impostazione, non riguarda soltanto la notte o le zone della movida, ma la sicurezza della città nel suo complesso.










