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Selargius, fermate le ruspe sull’archeologia: storia in pericolo

di Redazione Cagliari Online
23 Giugno 2017
in area-vasta, hinterland

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A Selargius scoppia la polemica sui ritrovamenti archeologici avvenuti nel cantiere edile di via Atene. Scendono in campo le associazioni culturali, c’è chi si rivolge ai media “dove sono stati trovati manufatti e pozzi nuragici si notano i tracciati per le fondazioni e i pilastri” afferma il deputato Mauro Pili e gridano allo scandalo, “contro il cemento sulla storia” Carlo Desogus e Luigi Suergiu, autori di studi e ricerche archeologiche. Nella borgata di Santa Lucia non si parla d’altro: capanne preistoriche, nuraghe oppure un pozzo sacro? 

COSA ACCADE accanto al civico 1 di via Atene, nel grande cantiere? Sono queste le domande ricorrenti che da giorni hanno ceduto il posto alla polemica. Mentre nel parco pubblico si levano alte le urla gioiose dei bimbi, davanti al cantiere edile sul lato opposto della strada, sono comparsi numerosi CARTELLI DI PROTESTA. 

Fanno bella mostra sulle reti metalliche, chiedono all’unisono di fermare le ruspe e di non occultate la storia. “Si alla cultura no alle barbarie“, “archeologia si, cemento noooo...”. Un cartello chiama in causa perfino L’ISISe aggiunge: “No grazie“.

L’EX ISPETTORE. A metterci la faccia e a chiedere di sospendere i lavori è Carlo Desogus, ex ispettore onorario della Soprintendenza archeologica che conosce bene “l’insediamento medievale di Bia e Palma, sorto su un sito preistorico che sta rivedendo la luce in questi giorni e che, probabilmente, scomparirà sotto una nuova cementificazione“.

DESOGUS, autore di importantissime scoperte archeologiche a Selargius (anche con il professor Giovanni Ugas) e di un libro sull’archeologia locale, è furente. “Sappiamo bene cosa c’è in quei terreni, da persone di esperienza comprovata” ed anche per questa ragione si è rivolto al sindaco del paese: “ho chiesto di rivedere i progetti in essere, di salvare il salvabile, di preservare in qualsiasi modo quel che sta saltando alla luce e quanto riaffiorerà“.

Intanto nel cantiere edile che si estende per mezzo ettaro predomina il rumore delle pale e dei picconi. I lavori proseguono in una zona che nel Piano Urbanistico Comunale è a rischio archeologico per la ben nota esistenza di un “insediamento preistorico“. 

Sul lato opposto, sempre nello stesso cantiere, al rumore degli operai si contrappone il silenzio degli archeologi. E’ forse sinonimo di riservatezza nel loro indagare un quest’area polverosa, usando palette e pennelli. Le ombre degli addetti allo scavo scientifico si protendono su due pozzi di forma circolare: sono rivestiti con grandi massi. Saranno resti di abitazioni preistoriche? Strutture nuragiche?

DUBBI che si rincorrono specialmente da quando, su internet, stanno circolando le foto di alcuni dei manufatti ritrovati. Il 6 giugno, ad esempio, è stato il deputato Mauro Pili a postare due immagini su questo contesto che fa riflettere ed ancora il 14 giugno, a tarda sera, sempre Pili ha rilanciato la notizia postando immagini dei reperti ritrovati. 

Un fatto è certo: dall’aprile scorso l’equipe degli archeologic sta lavorando accanto a due pozzi antichissimi, circondati da evidenti tracce di frequentazioni umane. Ne è pieno il terreno circostante: resti di terrecotte, di mitili, soprattutto di cozze e arselle che alludono a tracce di pasto, si notano da bordo strada, accanto alle reti del cantiere. Sono queste ed altre le estimonianze identitarie di Selargius e dei nostri padri del passato, neanche la guerra le ha potute cancellare. Per Desogus, questa zona, è notoriamente interessata dalla presenza “di fondi di capanne e resti di pasto“.

TESTIMONIANZE ANTICHISSIME dunque, di gran lunga più remote della storica Atene che non era ancora nata e che, nell’omonima via selargina, rievoca l’eco di battaglie. Spetta alla Soprintendenza pronunciarsi sull’effettiva importanza delle scoperte fatte in questo angolo di Sardegna, un tempo lambito dalle acque dello stagno di Molentargius e frequentato dalle comunità preistoriche. Spetta ai funzionari del Ministero per i beni culturali decidere sul futuro del sito che sta rivedendo la luce, se e quando la datazione dei reperti scoperti, unitamente all’importanza dei manufatti riportati alla luce, diverrà illuminante per poi decidere se e come tutelare questi beni identitari. Il Codice Urbani, in casi analoghi, è illuminante. 

CRESCE IL TIMORE, in questi giorni, degli appassionati della storia Selargina: temono che le ruspe cancellino la storia e pertanto auspicano rassicurazioni. “Siano stati allontanati dal cantiere solo perché abbiamo chiesto, in modo garbato, semplici delucidazioni” conclude Desogus, “ma – aggiunge – forse hanno già deciso il da farsi, in contrasto con la nostra volontà di tutelare la storia e far pervenire ai posteri l’eredità dei nostri antenati”. Ed è per questa ragione che l’ex ispettore onorario della soprintendenza, “allontanato perché sapevo e ancora so tanto su come va vanno certe cose“, affila le armi, quelle della “vigilanza costante su quanto sta accendendo a Selargius per poi far ulteriori azioni coinvolgendo le autorità se necessario“.

LA BATTAGLIA è appena iniziata. Sorge spontaneo chiederci: è così arduo trovare un punto d’incontro per il bene della comunità, salvaguardando la storia e integrandola con i progetti urbanistici in essere?

Marcello Polastri

https://www.facebook.com/MarcelloPolastri?fref=ts

Tags: archeologiaSelargius
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