Ha colpito un intero Paese la storia del piccolo Domenico Caliendo, morto 22 febbraio scorso all’ospedale Monaldi di Napoli dopo il trapianto di un “cuore bruciato” dal ghiaccio.
Secondo la super perizia di 553 pagine stilata da tre esperti nominati dal tribunale di Napoli il bimbo avrebbe potuto salvarsi grazie ad un cuore artificiale.
Mariano Sorrentino – Biagio Solarino, Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorini – il dispositivo meccanico di assistenza ventricolare (Berlin Heart Excor) avrebbe mantenuto il bambino in “condizioni idonee a renderlo candidabile all’intervento chirurgico di ritrapianto”. Purtroppo dopo il primo trapianto Domenico è stato attacco all’Ecmo “oltre il lasso temporale consigliato”.
“Sono cose che sosteniamo da mesi, oggi abbiamo questa maxi perizia che lo conferma. È un misto di rabbia e dolore”, il commento della madre di Domenico, Patrizia Mercolino durante il programma Ore 14 di Salvo Sottile. Patrizia non ha mai smesso di raccontare la storia del suo bambino affinché possa essere d’esempio e il ricordo resti vivo. “È stata una catena di errori dall’inizio alla fine hanno giocato con vita di mio figlio e hanno pensato di poter nascondere tutto. Io sarò sempre calma ma voglio giustizia, voglio guardare quei dottori negli occhi: Domenico non me lo porta più nessuno ma chi ha sbagliato deve pagare”.
“Se entro 72 ore fosse stato collegato al Berlin Heart, il cuore artificiale extracorporeo, Domenico sarebbe stato ritrapiantabile – le parole dell’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi- e avrebbe avuto una percentuale di riuscita di oltre il 70%. Ma questa ipotesi non è stata valutata. Per questo chiedo che la Procura valuti l’ipotesi di contestare l’omicidio volontario al posto del colposo. Fino al 23 dicembre c’era la colpa, dopo il dolo”.











