Il caos mediatico sulla presenza di Matteo Salvini al Time in Jazz continua a far discutere: “È l’ennesima dimostrazione di come la cultura sappia trasformare un banale spettatore in un caso politico”. Il deputato Dario Giagoni interviene e spiega: “Paolo Fresu precisa che Salvini non è stato invitato e che non lo avrebbe mai fatto. D’accordo, ma Salvini era lì da libero cittadino: non sul palco, non per un comizio, ma tra il pubblico. Nessuno, in un Paese libero, ha il diritto di stabilire cosa un altro debba ascoltare o quale artista possa apprezzare.
Fuori luogo è stata l’esibizione della ragazza, che ha trasformato un momento musicale in un comizio personale. E altrettanto fuori luogo è l’intervento tardivo di Fresu, che invece di lasciar correre eleva l’episodio a questione di principio, alimentando un polverone inutile. Forse, invece di consumare tanto fiato per spiegare chi non si sarebbe mai invitato, quel fiato lo si potrebbe usare per suonare. Magari quella musica che manca a una certa parte politica: quella che unisce invece di dividere.
È la solita parabola dei “democratici” che ci ricordano l’importanza del pluralismo… salvo poi scoprire che funziona benissimo solo finché in sala c’è chi la pensa come loro.
Una parola particolare, però, la merita Dori Ghezzi. Una donna che rappresenta una stagione della cultura italiana in cui libertà, dignità e rispetto non avevano bisogno di essere proclamati: si praticavano. E lei lo ha dimostrato anche l’altro giorno, con un’eleganza e una cortesia che, francamente, meriterebbero di essere prese ad esempio da tutti i presenti.
Pretendere di decidere chi sia “meritevole” di ascoltare certe canzoni è molto biblico, ma parecchio pretenzioso.
A meno che non sia l’ennesimo inno alla provocazione per ottenere la pubblicità più facile: quella gratuita. In quel caso, obiettivo pienamente raggiunto”.













