Troppe le storie di bullismo che si susseguono a suon di post e commenti, “siate tutti amici ed evitate di prendere in giro i coetanei. I più fragili potrebbero soffrire a tal punto da non uscire più da casa”.
“Dopo 34 anni dal famoso 1993, anno in cui ho fatto il militare a Macomer, ho ritrovato un commilitone di cui non mi sono mai dimenticato. L’ho trovato su Instagram, ho digitato il suo nome e cognome e mi è apparso. Gli ho scritto e mi ha risposto subito. Dalle righe dei messaggi si leggeva l’emozione” racconta Sunda.
“Ci siamo raccontati e poi sentiti a voce. I ricordi più belli sono le risate sino a perdere le forze. Tante cose sono cambiate in questi 34 anni. Ci siamo sposati, messo su famiglia e entrambi ci siamo sempre pensati. E sempre cercati. Ora dobbiamo organizzare per vederci e magari perderci in un abbraccio”.
Una storia che Sunda ha voluto raccontare per mettere in evidenza che i social possono essere un motore di ricerca utile per il cuore: “Bisogna usarli per questo fine, non per insultarsi e denigrarsi. Fa male ogni volta che la cronaca riporta di ragazzi derisi, di foto rubate dai profili social e inviate nelle chat. Di video intimi condivisi. In tanti hanno anche perso la vita, sommersi dal dolore. No, non deve più accadere. Siate allegri e solidali e un domani, magari, vi auguro di rallegrarvi come è accaduto a me anche solo per aver ritrovato un amico di vecchia data”.












