Ieri si sono date appuntamento per ripulire una delle perle di tutto il sud Sardegna, armate di bustoni e guanti decine di persone sono state impegnate per buona parte della giornata.
Ecco il resoconto: “L’iniziativa si è svolta in collaborazione con il Comune di Quartu Sant’Elena, con l’obiettivo di restituire decoro a uno degli angoli più suggestivi del nostro territorio e, soprattutto, di sensibilizzare sul problema dell’abbandono dei rifiuti.
Acqua turchese e azzurra da cartolina dei Caraibi, bagnanti locali e turisti, un gestore che affitta sdraio… A prima vista poteva sembrare una spiaggia abbastanza pulita.
Ma è bastato parcheggiare le macchine e iniziare il grande clean-up per scoprire tutt’altra realtà.
La prima impressione è stata quasi uno shock: rifiuti abbandonati dappertutto. Nello sterrato una scala gettata sopra la macchia mediterranea, bottiglie e piccoli sacchetti lanciati ovunque, fazzoletti e mozziconi ormai impossibili da contare, confezioni e plastica da merenda, lattine, ombrelloni rotti o abbandonati ancora interi.
Anche la piccola strada che porta alla spiaggia era invasa dai rifiuti: vetro rotto, plastica e, in alcune aree, una quantità impressionante di fazzoletti – molti dei quali contengono plastica – e carta igienica con evidenti tracce di bisogni umani. Eravamo circa 40 persone, tra soci OIKOS e nuovi volontari arrivati anche dai comuni limitrofi, compreso il capoluogo Cagliari. Con noi anche Thomy, referente OIKOS di Ussana”.
In meno di un’ora i volontari hanno raccolto una montagna di rifiuti che fa paura: circa 100 kg di bottiglie, circa 100 kg di ingombranti, circa 300 kg tra plastica e rifiuti non più differenziabili, circa 10 ombrelloni.
“E c’è un dato importante: circa l’80% dei rifiuti raccolti è stato differenziato. Questo significa che la quantità di secco residuo è stata minima.
Ma forse il dato più importante non è quello che abbiamo raccolto.
È quello che abbiamo visto nelle persone.
La grande partecipazione. La voglia di esserci. La voglia di cambiare le cose e, soprattutto, di sensibilizzare sempre più persone.
Spesso ci chiediamo quali siano le cause principali di tutto questo. E sicuramente non esiste una sola risposta.
Da una parte c’è la responsabilità di chi governa e deve trovare soluzioni migliori per la gestione dei rifiuti, sia per i cittadini sia per le attività produttive. Servono maggiore attenzione e controllo sulle discariche abusive lungo il mare e sulle coste e bisogna continuare a combattere l’evasione della TARI.
Ma c’è anche un’altra responsabilità, quella di ognuno di noi.
Perché quello che abbiamo raccolto oggi non erano soltanto grandi discariche abusive.
Erano anche una bottiglia di vetro lasciata sulla spiaggia, un sacchetto con i resti del pranzo, una confezione, un pacchetto di sigarette, un fazzoletto, un mozzicone.
Piccoli gesti individuali che, sommati, diventano una montagna di rifiuti.
Noi continuiamo.
Anche se siamo consapevoli che nel nostro tempo libero potremmo fare tante altre cose. Ma ormai siamo una famiglia.
E almeno possiamo dire che, dopo essere stati qui, abbiamo lasciato soltanto le nostre impronte. Nient’altro”.










